SEDILO. Avrebbe dovuto trasformarsi nel tempio della storia passata e recente dell'Ardia di San Costantino. Un Centro d'informazione che mettesse in risalto tutti gli aspetti del patrimonio etnografico e culturale intrinseco di una tradizione secolare. Invece, la fine è stata quella ingloriosa di contribuire ad allungare la lista italica delle cattedrali nel deserto e di guadagnarsi l'appellativo di "ecomostro". È infatti questa l'etichetta affibbiata alla struttura costruita ai margini del santuario di San Costantino. Struttura per la quale, a distanza di qualche anno dal termine dei lavori, ancora si stenta a trovare un'adeguata collocazione nel mosaico dell'offerta turistica e culturale che si vorrebbe promuovere attraverso la valorizzazione del sito. La questione insoluta della fruibilità a 360 gradi del teatro dell'Ardia è ritornata a galla contestualmente al dibattito che nei giorni scorsi si è sviluppato attorno ai problemi concernenti la sicurezza nell'area dell'anfiteatro. Un intervento in grado di conciliare il recupero funzionale dell'immobile con le logiche di compatibilità ambientale è uno dei punti cardine del programma elaborato dal Comune nell'ottica di riqualificare l'intera area. L'idea originale che si fece strada cinque anni fa era di trasformare l'edificio in questione in un Centro informativo collegato alla tradizione cultuale e laica simboleggiata nell'itinerario storico-religioso ricavato all'interno dei muristenes de susu. Quest'ultimo progetto, nato sotto l'egida della precedente amministrazione, è stato traslato dalla carta al piano pratico dalla giunta attuale, che si è riservata di inserire in un programma a più ampio respiro il recupero di quella che avrebbe dovuto rappresentare un'appendice del museo dei muristenes. Secondo i piani dell'amministrazione in carica l'edificio potrebbe diventare un presidio informativo, con servizi bar e caffetteria. Ma a prescindere dalla destinazione d'uso che acquisirà la struttura, il problema principale risiede nell'effetto altamente impattante che l'imponente costruzione ha sul contesto architettonico e ambientale circostante. L'idea che primeggia riguardo a una possibile soluzione è quella di demolire l'immobile e ricostruire un solo piano ma seminterrato. L'ipotesi progettuale è nota da tempo alla Regione, interpellata più volte sulla validità del progetto. La soluzione di radere al suolo l'"ecomostro" non prescinderà dal consenso popolare. Sul progetto l'amministrazione comunale esclude a priori iniziative unidirezionali: La questione suscita l'interesse collettivo, pertanto sonderemo preventivamente l' orientamento dell'opinione pubblica al riguardo.», annuncia il sindaco Angelo Putzolu, che tuttavia lascia aperte le porte a tutte le opzioni: Sull' opera è stato investito del denaro pubblico perciò sarebbe naturale avere delle reticenze di fronte all'eventualità di distruggerla. Se la nostra idea non dovesse incontrare il favore della gente saremmo pronti a recepire e mettere in atto qualunque altra proposta. Un'alternativa al vaglio dell'esecutivo locale è un intervento botanico finalizzato ad attutire l'impatto visivo. Un'altra possibilità è quella di lasciare soltanto il pianterreno: Anche se in questo modo si ridurrebbe talmente la superficie dell'immobile da renderlo inservibile., conclude il sindaco.