Vittorio Emiliani Il Tevere continua a mettere paura, allaga, fa danni. Altri ne provocano fiumi, fiumare e torrenti nel Sud. Tutto per mancanza di investimenti ordinari, continui, incessanti. Ma vedrete che nella prossima riunione del Cipe il governo, per mano del ministro Altero Matteoli, caverà dal cilindro una somma cospicua (oltre 16 miliardi di euro) per alcuni maxi-progetti destinati ad essere varati chissà quando, magari per quella Autostrada della Maremma tanto cara al deputato di Cecina e al sindaco di Orbetello (che è poi sempre Matteoli), per la quale non esistono né un vero tracciato né un finanziamento reale. Opera che due trasportisti seri come i docenti milanesi Andrea Boitani e Marco Ponti hanno classificato al penultimo posto per rapporto costibenefici, con la scritta "da non fare", fra quelle del governo Berlusconi 2001. La politica dovrebbe fare uno e anche due passi indietro e darsi in questo campo strategico delle priorità vere sulla base di studi fondati sul rapporto fra costi (per i quali bisogna avere tutte le risorse e non inventarle) e benefici (di carattere diffuso, sociali ed economici). Allora ricominceremmo ad essere un Paese serio e a risalire dal pantano in cui populismo, clientelismo e videocrazia ci hanno precipitato. Buona politica sarebbe dunque: 1) applicarsi a completare le grandi opere in atto e mai finite (come la Salerno-Reggio Calabria ed altre di cui l'Unità si è occupata nelle scorse settimane con una approfondita inchiesta); 2) finanziare (ma completamente) opere medie e piccole che danno in breve tempo benefici al territorio e lavoro, occupazione, anche alle imprese minori invece escluse dai maxi-appalti. Le opere pubbliche dal costo superiore ai 50 milioni impegnano quasi undici anni per essere completate, 4,3 dei quali per la sola progettazione, mentre quelle di piccola o media entità ne impegnano molti di meno; 3) non nominare, per via politica, Supercommissari dai lauti stipendi destinati a travolgere norme, vincoli, trasparenze (lo rimarcano il Wwf e altre associazioni), ma lasciar fare, nel caso, alle Autorità di Bacino: le abbiamo create ad imitazione della Authority del Tamigi, con la differenza che questa ha riunito in sé i poteri di decine e decine di soggetti pubblici, mentre da noi Comuni, Province e Regioni hanno rinunciato a poco o a nulla. Coi risultati che vediamo. Secondo l'ultimo Rapporto del Cresme, la "gelata" in atto sui lavori pubblici non riguarda affatto le cosiddette "grandi opere" tanto reclamizzate dal presidente Berlusconi, ma le gare di importo inferiore ai 5 milioni di euro, che fanno poi la manutenzione di un Paese consumato, sfasciato, con tante frane, diffusamente sismico. Lo stesso presidente dei costruttori, Paolo Buzzetti, propone un elenco di opere di manutenzione. La politica economica esige e propone infatti come farà Obama negli Usa una strategia di interventi fondati su progetti pronti, interamente finanziati o finanziabili, e quindi presto cantierabili, con tanta utile occupazione. Ma la politica, la cattiva politica vuole i mega-appalti (temiamo di sapere perché) e i Supercommissari.
Il Tevere e le gandi opere
Il governo italiano sta investendo poco in opere pubbliche, causando danni e allagamenti. Il ministro Altero Matteoli ha annunciato una somma di oltre 16 miliardi di euro per maxi-progetti, ma questi non sono ancora stati varati. Le opere pubbliche sono state classificate al penultimo posto per rapporto costibenefici. Il governo dovrebbe dare priorità alle opere pubbliche, basandosi su studi fondati sul rapporto tra costi e benefici. Invece, si preferiscono maxi-appalti e Supercommissari. Il governo dovrebbe finanziare opere medie e piccole che danno benefici al territorio e al lavoro. Le opere pubbliche con costi superiori ai 50 milioni impegnano molti anni per essere completate.
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