SASSARI. Il ventre di piazza Castello non nasconde altri tesori archeologici. È questa la sensazione, che deriva dalle prime analisi effettuate dalla Soprintendenza. Ed è questa l'ipotesi intorno alla quale è stato pensato il progetto di massima per il completamento dei lavori in due terzi della piazza. Che non sarà a livello del terreno, come la vicina piazza d'Italia, ma si svilupperà su un unico piano rialzato. In attesa del verdetto dei tecnici, il sindaco Gianfranco Ganau risponde allo storico Marcello Madau: «Non è vero che i soldi sono finiti, abbiamo a disposizione 400mila euro. E idee chiare sul da farsi». Il tesoretto necessario per restituire piazza Castello alla città è stato ricavato dai ribassi d'asta degli appalti avviati negli ultimi due anni. «Con 400mila euro - dice Ganau - siamo in grado di completare l'intervento nella parte non interessata dai ritrovamenti archeologici, che al momento sembrano concentrati nel versante più a sud. Per quella porzione, è probabile che saranno necessari altri finanziamenti. Ma ancora è presto per quantificare la cifra. Di sicuro, noi siamo a favore della tutela. La nostra posizione è sempre stata questa sin dall'inizio, quando ancora non si sapeva che gli scavi avrebbero portato alla luce ritrovamenti di così grande importanza. Per questo motivo l'amministrazione ha fatto modificare la progettazione iniziale: vogliamo che questa risorsa straordinaria venga valorizzata nel modo migliore possibile». E allo storico Madau, che accomuna il Castello di Sassari alla necropoli cagliaritana di Tuvixeddu a proposito della necessità di tutelare le presenze del passato, il sindaco dice che «mettere le due aree sullo stesso piano non ha alcun senso. Perchè se a Cagliari c'è un contenzioso con la parte pubblica legato gli interventi di privati in un'area archeologica, a Sassari il Comune si sta impegnando al massimo per garantire una corretta trasformazione del sito, alla luce dei reperti ritrovati». La stessa filosofia che ha indotto a rallentare i lavori in corso all'E miciclo Garibaldi, dove sta prendendo forma il parcheggio sotterraneo. Ganau risponde ancora a Madau: «Non è corretto affermare che non si sa nulla del progetto di recupero del Pozzo di Rena. È fatto arcinoto, al contrario, che il progetto è stato modificato per tutelare il ritrovamento e per renderlo visibile a chi scende nel parcheggio attraverso la rampa. E questa correzione ha comportamento un allungamento dei lavori di tre mesi. Ma è stato detto subito che il cantiere dell'Emiciclo, a differenza dei Pit del centro storico, non doveva essere ultimato tassativamente entro la fine del 2008. Noi contiamo di consegnarlo alla città per la primavera del 2009». È la stessa data fissata in calendario per l'ultimazione di piazza Castello. Il rispetto dei tempi è legato al verdetto dei tecnici dell'impresa incaricata dal Comune. Che nelle prossime settimane eseguiranno l'intervento di scarificatura: significa che incideranno la superficie della piazza per capire che cosa c'è sotto. Se, come sembra, non verranno fuori altri reperti archeologici, «chiederemo la restituzione dell'area alla Soprintendenza - spiega il sindaco - per avviare la progettazione esecutiva. Se invece l'indagine dovesse rivelare che là sotto si nasconde il piano superiore del Castello, allora bisognerà lavorare in un'altra direzione: prevedendo degli accessi che consentano la visita all'interno delle rovine». Nell'attesa, il gruppo di progettazione ha suggerito di affidare all'architetto Bruno Gabrielli (coordinatore del Puc) e al collega Francesco Dettori (dell'ufficio del piano), la redazione di un progetto di massima. La giunta ha accolto la proposta e il progetto è pronto. A differenza di piazza d'Italia, piazza Castello sarà rialzata rispetto al terreno. Una scelta dovuta al fatto che l'area non sarà pedonale: le auto continueranno a circolare nell'asse di via Cagliari. E proprio per garantire un'uscita da via Brigata Sassari, visto che l'abituale corridoio d'asfalto di fronte al giardino è una distesa di reperti, un mese fa Palazzo Ducale ha inviato una lettera ai titolari dei bar-caffè Mokador e Caffè Mingo e del ristorante Castello in piazza Cavallino de Honestis. C'è scritto che i rispettivi gazebo devono essere smantellati. Esigenze di ordine pubblico legate alla viabilità annullano le delibere di assegnazione degli spazi, la più antica delle quali risale al 1989. Uno dei titolari ha chiesto un accesso agli atti per verificare la correttezza della procedura. L'ordinanza di smantellamento è attesa nei prossimi giorni, ma per fare sparire i gazebo (a spese loro) i proprietari avranno un mese di tempo. Piccola consolazione: a Natale i tavolini apparecchiati sull'asfalto continueranno ad accogliere i clienti a passeggio a caccia di regali. È stata proprio questa la richiesta avanzata dai titolari dei bar al Comune, un minuto dopo avere ricevuto la lettera del Comune. Per il Mokador e il Caffè Mingo in questi anni i gazebo hanno rappresentato più o meno il 40 per cento del guadagno. Smontarli nel periodo di festa si sarebbe tradotto in una mazzata per i conti di fine anno.