Provocazione dellEconomist: la nostra è lepoca della cultura E i numeri confermano: più musei, più libri, più arte di massa Persino questo non è un paese per sciocchi, né unetà così mediocre come sembra Altro che cultura spazzatura e starlet, questa è lepoca dellintelligenza di massa. La gente guarda e guarderà pure la tv trash, ma poi va al museo, al concerto, usa il web. Non è unincongruenza, è la ricca eterogeneità della nostra era. Discute del tema More Intelligent Life, sofisticato trimestrale dellEconomist, elencando studi e osservazioni empiriche come: le mostre darte fanno il pieno di visitatori, i programmi di musica classica alla radio non hanno mai avuto tanti ascoltatori, i festival letterari si moltiplicano ovunque, i lettori di tabloid sono anche quelli che si accapigliano appassionatamente per guadagnarsi un posto alla Royal Opera House. Nonostante la tesi dominante di un declino e di una barbarie intellettuale generale e anche nostrana, si allungano le file al botteghino per pagare il biglietto di ingresso a uno dei 1300 festival che ogni anno si organizzano in Italia: della letteratura, della scienza, della mente, delleconomia. Persino questo non è un paese per sciocchi, né unetà così mediocre come a volte sembra. Internet, le nuove tecnologie, i musei meno mausolei, larticolazione dellofferta, la fame nuova e curiosa della domanda ci stanno portando verso una nuova articolazione dellintelligenza: più diffusa e complessa, meno rigida e classista. Gossip e volgarità da intrattenimento televisivo aumentano, ma con il crescere parallelo di altre forme di appetito intellettuale. Persino il reality show oggi ha ambizioni alte, quasi di formazione dellopinione: il caso dellIsola dei Famosi 2008, punte di oltre 9 milioni di spettatori per lultima puntata che ha incoronato la vincitrice Vladimir Luxuria, dimostrerebbe che il pubblico sono in realtà molti pubblici diversi, che dal divano mandano un sms che non equivale certo a un voto politico, ma a un gusto sì. Lantropologia del consumo culturale è più mista. Piena di contraddizioni ma proprio per questo più variegata e dinamica. Contro la tesi dominante che sms, sitcom, videogiochi e web ci rendono una delle generazioni più stupide della storia umana, è possibile, leggendo i fenomeni più laicamente, che questa sia una vera età delloro della conoscenza. Tutti i paesi ricchi sembrano accomunati dalla tendenza a frantumare la distinzione classica tra cultura alta e bassa e i cittadini a preferire un ruolo di consumatori attivi piuttosto che di spettatori mentalmente imbolsiti. A Parigi la gente va più al Louvre che alla Torre Eiffel, a Londra alla Tate Modern, al British Museum e alla National Gallery anziché al circo techno del London Eye (la ruota panoramica sul Tamigi). In Italia anche, come il Censis ha registrato nel Rapporto 2008, «si devono evidenziare nuovi percorsi di fruizione culturale: che si agglutinano intorno a eventi e festival che fanno riferimento a fenomeni e linguaggi del pensiero complesso». Nellultimo decennio, aggiunge lIstat, sono aumentati tutti i consumi culturali, dal teatro, ai concerti, al cinema. E se la tv resta il principale mezzo dinformazione con l85,6 per cento che la vede almeno tre volte alla settimana, linformatizzazione è cresciuta vertiginosamente specie tra i giovani (14-29 anni): lutenza complessiva del web è salita dal 61 per cento all83. I lettori forti rimangono tali e certo listruzione e le possibilità economiche contano: ma non sempre. La fame di cose buone cresce, è sempre più democratica, il menù lo si vuole assortito: si va a Bergamo in 75mila per seguire la scienza e in 100mila a Trento per ascoltare di economia, in 170mila a Mantova per la letteratura. Lintelligenza è anche pop.