ROMA Gli aiuti alla cultura non abitano al Sud. I contributi per sostenere l'arte e lo spettacolo da parte delle aziende, che ottengono come contropartita la deducibilità totale dal reddito, nel Meridione raggiungono appena lo 0,40 dei 17,5 milioni di euro messi insieme nel 2003. La parte del leone la fa il Nord, dove è stato raccolto il 73,7 dei fondi, di cui il 50 (era quasi il 60 nel 2002) nella Lombardia. Il resto delle erogazioni quasi il 26, ma era il 17 nel 2002 è arrivato dal Centro. Nel complesso, il meccanismo messo a punto nel 2000, con l'articolo 38 della legge 342, ha dimostrato di recuperare un po' di vitalità. I 17,5 milioni elargiti nel 2003 (anno d'imposta 2002) non sono cifre da capogiro, ma rappresentano comunque una piccola crescita rispetto al 2002, quando il totale si fermò a 15 milioni di euro. Si è ritornati sui livelli dell'anno del debutto del nuovo sistema di mecenatismo: nel 2001, sebbene in soli due mesi, le imprese foraggiarono la cultura con 17 milioni di euro. In ogni caso, il Fisco anche questa volta non avrà da preoccuparsi. Il buco nelle casse dell'Erario sarà in termini di mancati introiti per maggiori deduzioni minimo. Lo dimostra il fatto che il tetto fissato per la raccolta 139,4 milioni di euro, superato il quale i beneficiari dei contributi devono, attraverso un cervellotico meccanismo, restituire al Fisco il 37 dell'eccedenza è ben lontano dall'essere raggiunto. Resta il fatto che nel 2003 sono aumentati i mecenati: erano 491 nel 2002, sono diventati 571 l'anno scorso. Nel 35 dei casi si tratta di istituti di credito, mentre per il resto sono imprese grandi e piccole. Il finanziatore più generoso è stato Banca Intesa, che ha aiutato l'arte con 1,6 milioni di euro; il contributo più basso è, invece, venuto da una stazione di servizio Agip, con 60 euro. Certo, l'entità dell'erogazione conta, ma è anche indicativo che piccole aziende mettano mano al portafoglio per aiutare progetti in campo culturale. Il problema è che questo tipo di mentalità, che si pensava avrebbe avuto facile presa, stenta a decollare. Al ministero dei Beni culturali addebitano la causa della raccolta contenuta alla scarsa conoscenza della normativa, soprattutto da parte dei consulenti tributari delle aziende. «Porremo certamente mano ha sottolineato il ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani alla modifica di alcuni elementi che appaiono troppo farraginosi». Allo stesso tempo, però, Urbani ha voluto ringraziare gli imprenditori che, «con la lungimiranza tipica del mecenatismo», hanno investito in cultura. In particolare, hanno finanziato i grandi enti lirici e le istituzioni musicali, come il Teatro alla Scala, l'Arena di Verona, l'Accademia nazionale di Santa Cecilia, la Fondazione Teatro La Fenice di Venezia, quella del Teatro Regio di Torino.