Ho letto con totale condivisione lo scritto di Davide Morganti su Il Mattino di sabato 6 dicembre a proposito dei Campi Flegrei e di come questi luoghi meriterebbero maggiore attenzione: luoghi passati da un'antica e gloriosa storia ad uno stato di completo abbandono. Giustamente Morganti accenna, tra l'altro, alla «bellezza struggente della Casina Vanvitelliana» che stride con la zona circostante «dove i canneti ospitano ogni tipo di schifo»: uno "spettacolo" che si ripete di continuo, rinnovando il contrasto tra eccessi di bellezza e di bruttezza. Una situazione, questa, che merita alcune considerazioni non marginali. Da qualche tempo chi scrive si è trovato professionalmente immerso nella realtà di questi luoghi verificando quanto pesino le normative introdotte in tema d'ambiente e quanto pesi l'iter autorizzativo relativo a iniziative comunque tendenti alla valorizzazione di un territorio degradato. In qualità di Amministratore di una società partecipata del Comune di Bacoli, sto vivendo l'esperienza, direttamente e indirettamente, con enorme meraviglia e altrettanto sconforto. L'Ente, ad esempio, preposto alla valutazione della congruità dei progetti con le normative connesse all'inserimento della zona tra i siti di interesse comunitario non partecipa di regola alle conferenze di servizio: il suo parere è espresso soltanto su progetti definitivi ed è rilasciato non prima di cinque-sei mesi, sempre che i tecnici incaricati e la commissione esaminatrice rispettino i programmi interni. Progetti facenti parte di un programma di valorizzazione, e che non comportano la previsione di un benché minimo volume aggiunto, sono egualmente "frenati". Un esempio è quello di un parco di grande pregio che si svolge lungo la costa del lago Fusaro; esso è da decenni soggetto a continuo degrado contro il quale ogni operazione di recupero diventa infruttuosa, se non attraverso un intervento globale di riutilizzazione. Dai vari uffici, però, emergono osservazioni sconfortanti: non è ben accetta un'utilizzazione a campeggio (di limitatissime proporzioni), non è vista di buon grado una destinazione a centro termale (di modeste dimensioni), è ritenuto eccessivo un parcheggio per 70 auto, è giudicata rilevante una presenza, in situazioni di pieno (per altri versi augurabile) di 130 unità; osservazioni che paiono deliranti quando si noti che l'area è di 13 ettari e che quindi il "carico" sarebbe rappresentato da una persona ogni 1.000 mq! È indubbio che la salvaguardia di un bene possa essere garantita soltanto da una sua messa a reddito che, senza intenti speculativi, tenda essenzialmente alla sua conservazione; se viene impedita l'attuazione delle poche attività semi-produttive proponibili, sarà impossibile il suo mantenimento. L'attenzione alla tenuta di certi standard e alla limitazione esasperata di carico antropico (senza alcun parametro di riferimento), le prescrizioni che impediscono lo svolgimento di attività le più semplici, non sono certo elementi incoraggianti quando intorno il territorio subisce di giorno in giorno un degrado insanabile. I princìpi della "conservazione attiva", ormai consolidati nella cultura internazionale di tutela dei Beni culturali, indicano l'unica strada percorribile: quella del giusto equilibrio fra la salvaguardia del bene e l'insediamento di attività compatibili che realizzino le condizioni per ospitare una tipologia di turismo eco-sostenibile, responsabile, certamente non connotabile come turismo d'assalto. Sarebbe allora il caso, in situazioni siffatte, di derogare in qualche maniera dalle rigide regole che non si addicono né al momento né al territorio. Il ministero dei Beni culturali con le sue soprintendenze, la Comunità europea con gli uffici Regionali di ecologia, l'ente Parco Campi Flegrei, il settore regionale Politiche del Territorio legiferano, adottano piani, strategie e politiche d'intervento, applicano normative, emettono pareri sulle trasformazioni del medesimo territorio: ciascuno per proprio conto, ciascuno tendendo, più che alla tutela del Bene comune, alla tutela delle rispettive responsabilità.
CAMPANIA - degrado dei Campi Flegrei
Il testo descrive la situazione dei Campi Flegrei, un territorio storico e culturale degradato e abbandonato. L'autore, che è Amministratore di una società partecipata del Comune di Bacoli, descrive le difficoltà incontrate nel tentare di valorizzare il territorio attraverso progetti di recupero e di valorizzazione. Le normative e le regole che regolano l'uso del territorio sono troppo restrittive e non consentono l'insediamento di attività compatibili con la salvaguardia del bene culturale.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo