L'istituto d'arte ebbe nel 1868 la sua prima sede, tuttora esistente in via Roma. Ha vantato direttori di valore, come Girelli, Salazzari e Cecchini Il «Brenzoni» ha creato generazioni di specialisti e ora continua la sua attività di fama internazionale La scuola d'arte Paolo Brenzoni di Sant'Ambrogio festeggia i suoi 140 anni. Correva, infatti, il 1868 quando venne aperta nella sede primitiva, ancora esistente, in via Roma, dietro la chiesa parrocchiale. Il rosone sulla facciata Liberty reca ancora uno stemma in bassorilievo con compasso, squadra e pennello. Una lapide ricorda la posa della prima pietra: «Scuola gratuita di ornato, geometria architettura e plastica a ricordanza cara e perenne della rivendicata indipendenza italiana sospiro di tante età posta la prima pietra nell'anniversario dei fausti natali di sua maestà Vittorio Emanuele II re d'italia il XIV marzo MDCCCLXVIII». Nell'aprile 1867, a pochi mesi dall'entrata delle truppe italiane in Verona nell'ottobre 1866, il conte Paolo Brenzoni, con la collaborazione del sindaco Faustino Butturini e dell'arciprete don Lorenzo Bernardi, aprì in locali di fortuna l'attività della scuola con una sessantina di allievi. Il giorno dell'inaugurazione, domenica 27 dicembre, il conte Brenzoni fece atto pubblico di donazione al Comune del fabbricato scolastico appena eretto. L'elargizione non fu però registrata perché il 7 dicembre dell'anno dopo il fondatore della scuola morì. Tuttavia il Consiglio comunale di Verona, il 26 marzo 1870, accettò il legato del conte a beneficio del Comune di Verona per l'erezione di una scuola di pittura in città e per il sostentamento della scuola di Sant'Ambrogio, secondo quanto scritto nel testamento del 1853. Le cose cambiarono nella seduta del Consiglio comunale scaligero del 18 marzo 1873, quando si trattò della vendita dei beni Brenzoni e quindi anche della villa di Sant'Ambrogio, stabilendo che a carico dei proventi del legato Brenzoni ci fosse anche la spesa annuale per la sussistenza della scuola elementare d'architettura e d'ornato in Sant'Ambrogio e che rimanesse invenduto il locale riservato all'istituto. L'incertezza si prolungò per un ventennio. Nel 1888 la scuola fu chiusa. Il Comune di Verona fece sapere che da quel momento non si sarebbe più prestato al mantenimento della scuola. Il Comune ambrosiano, con il sostegno del consigliere provinciale Leonardo Gemma, fece ricorso contrastando le decisioni del Comune di Verona. Nei primi mesi del 1899 si giunse all'accordo tra la giunta scaligera e quella ambrosiana. Il patto prevedeva che il Comune di Verona concedesse gratis la scuola e versasse ogni anno 500 lire. Così nella primavera del 1890 la scuola fu riaperta. Un'altra data di notevole importanza, dopo quella della fondazione, è quella del 1891, anno in cui fu ratificata una convenzione con la quale si stabiliva che la scuola d'arte, legata alla fondazione Brenzoni, fosse direttamente amministrata dal Comune di Sant'Ambrogio con sussidi del ministero dell'Agricoltura, Industria e Commercio e con la partecipazione della Provincia, del Comune di Verona e di Sant'Ambrogio. L'istituzione registrò un nuovo impulso con la nomina a direttore dello scultore Romeo Cristani, insegnante di scultura presso l'Accademia Cignaroli di Verona; l'ambrosiano Giovanni Piatti gli faceva da assistente. Numerose sono le opere scultoree uscite dalla bottega di Romeo Cristani. Nella chiesa parrocchiale di Sant'Ambrogio il busto in marmo di don Lorenzo Bernardi è attribuito agli alunni della scuola d'arte diretti dagli insegnanti Piatti e Cristani. Gli allievi, al termine dei corsi, venivano premiati con attrezzi di lavoro. La scuola si arricchì anche per le generose donazioni fatte dall'ingegnere Agostino Zorzi e dallo scultore Ugo Zannoni. Le lezioni avevano la durata di 4 ore consecutive e si svolgevano tre volte la settimana. Il corso di studi durava tre anni, come oggi. Dopo la metà di ottobre di ogni anno i lavori e i saggi degli allievi venivano esposti pubblicamente e al termine si svolgeva la premiazione. Il secondo direttore della scuola fu Egidio Girelli che guidò l'istituzione dal 1910 fino al 1947. Anche lui fu studente, insegnante e direttore della Cignaroli di Verona, nonché allievo della scuola superiore di Brera a Milano. Durante la sua gestione venne edificata e inaugurata nel 1941 la nuova sede della scuola d'arte in via Marconi, il cui atrio esterno funge anche da famedio dei Caduti. Il terzo direttore fu Mario Salazzari, celebre in città soprattutto per i suoi cavalli alati collocati sul Ponte della Vittoria, diventati famosi nel dopoguerra quando il sindaco Giovanni Uberti pensò di rimuoverli, infastidito dall'ostentazione dei genitali equini. Artista di fama internazionale, fece eseguire dagli alunni due bassorilievi che rappresentano il faticoso lavoro dei tagliapietre l'emigrazione in America negli anni Venti. Dal 1950 al 1986 la scuola d'arte fu retta dall'architetto Libero Cecchini, figlio del sindaco socialista Beniamino, emigrante rietrato dall'America e deposto con la forza dai fasisti. Laureatosi al Politecnico di Milano, Libero Cecchini curò giovanissimo sotto la guida del soprintendente Pietro Gazzola la riedificazione del Ponte Pietra e di quello di Castelvecchio, distrutti alla fine della seconda guerra mondiale. Sotto la sua direzione, fra l'altro, la scuola d'arte, dopo reiterate richieste, nel 1982, ottenne dal comune un laboratorio di scultura per i docenti, dove lavorò per un decennio il maestro lapicida ambrosiano Gaetano Sandri. A Libero Cecchini successe l'architetto Pietro Zorzi, ma dopo soli due anni morì prematuramente. Allora il Comune nominò direttore Enrico Donato Di Falco che dirigeva, all'epoca, anche il centro di formazione professionale del marmo. In ordine progressivo la direzione passò nelle mani dell'insegnante ricercatore Paolo Zanchetta, al quale nel 2002 successe il pittore ambrosiano Ernesto Bussola. Dal 1994 le opere migliori ricevono un premio consistente in una medaglia d'oro alla memoria di Emanuel Cristini, studente del corso di mosaico scomparso giovanissimo. Oggi la scuola è diretta da Beatrice Mariotto, già allieva.