LA STORIA Per trafugarle non avevano esitato a entrare nella chiesa forse alla fine dell'ultima messa, restando poi all'interno diverse ore prima di fuggire da una finestra. Ma più che professionisti del furto d'arte, quelli che nella notte tra il 6 e il 7 febbraio scorso hanno portato via tre tele dalla chiesa di San Pietro a Majella erano probabilmente ladri alle prime armi. Un esperto infatti non avrebbe mai avvolto i dipinti su se stessi danneggiandoli in modo da vanificare il restauro da poco completato. Poco meno di un mese più tardi, grazie all'attività investigativa avviata sul territorio dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico (diretti dal tenente Lorenzo Marinaccio) le tele sono state ritrovate: erano ai piedi di una cappella votiva nella zona della Sanità. I militari le hanno immediatamente affidate alla Soprintendenza, che dovrà procedere a un nuovo restauro. Il valore commerciale delle opere è stimato in circa 14mila euro. La più importante raffigura il papa Sisto V. Ma più ancora della qualità artistica dei dipinti, che la Soprintendenza aveva prudentemente catalogato e fotografato dopo i lavori, era stata la «profanazione» della chiesa attigua al Conservatorio a destare grande impressione. Non furono rinvenuti segni di effrazione all'ingresso, con ogni probabilità i ladri erano entrati mescolandosi prima della chiusura e si erano nascosti in attesa del momento propizio per entrare in azione. Dopo il furto, i carabinieri avevano controllato oltre quaranta tra antiquari, restauratori e rigattieri, sequestrando opere la cui provenienza dovrà ora essere accertata e disponendo la chiusura di tre negozi. La pressione ha prodotto i suoi effetti, e le tele sono state ritrovate. Peccato per i danni.