Due libri raccontano larte e la storia della città, con la prima monografia sul convento di Albaro e il grande catalogo ragionato della collezione Carige spirituali contro conventuali: è nel pieno della disputa teologica, a metà del Duecento, che un gruppo di fraticelli francescani decide di lasciare il convento di Castelletto per condurre una vita più appartata, più povera e semplice, lontana dalla città, e si ritira in Albaro. San Francesco dAlbaro 1308-2008 è il primo volume monografico, presentato ieri a Palazzo Reale, dedicato al complesso e pubblicato in occasione dei suoi settecento anni (De Ferrari editore). «Si tratta di un edificio di grande pregio, per la sua veste Settecentesca perfettamente conservata con le decorazioni e le prospettive dipinte di Giuseppe Galeotti - spiega Giorgio Rossini, soprintendente per i Beni architettonici della Liguria e curatore di un saggio nel volume - è unico in Liguria e poi è molto importante lininterrotta continuità dellordine francescano nel complesso». Allepoca della fondazione di chiesa e convento e fino al Settecento, Albaro era campagna, con contadini, campi coltivati e "palagi di rifugio" delle nobili famiglie genovesi: i Cebà, determinanti per i finanziamenti al complesso francescano, così come i Grimaldi, i Giustiniani, i De Franchi. Con le loro ville come nel quadro di Alessandro Magnasco "Trattenimento in un giardino dAlbaro". I francescani sinsediarono ad Albaro a metà del XIII secolo, individua Giorgio Rossini, formando una comunità nel convento di San Giuliano: «Nel 1307 il papa Clemente V, con una bolla, concede alla comunità il trasferimento in un luogo più idoneo - prosegue Rossini - e, lanno dopo, i Francescani ottengono in dono un terreno lungo la principale strada di attraversamento di Albaro, presso una chiesetta dedicata a San Michele». Ecco perché, unica testimonianza oggi rimasta di quella chiesa originale, è prezioso il portale della chiesa: datato 1324, sormontato da un arco ogivale a conci bianchi e neri. E sul concio capochiave è sbalzato a rilievo San Michele. Nella lunetta cera un affresco con una Madonna col bimbo e santi francescani, coevo, ormai è illeggibile. Una lunga campagna di restauri (1995-2005), condotti dai frati con la supervisione della soprintendenza per i Beni architettonici della Liguria, ha riportato alla luce molte parti di quella prima struttura francescana di Albaro, rimaste "sepolte" sotto i continui e numerosi interventi subiti dal complesso nei secoli, con ristrutturazioni, ampliamenti, modifiche. A cominciare dalla lunga stagione dellimpostazione del primo insediamento, per cui i lavori di realizzazione della chiesa e del convento si protrassero per tutto il XIV secolo. «La parte della manica orientale è la più interessante per le molte preesistenze medievali ancora tutte da riscoprire con saggi ed indagini mirate», rivela Rossini, che ieri ha presentato il libro con il direttore regionale del ministero per i Beni culturali, Pasquale Bruno Malara, il cardinale e arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco (che ha scritto un contributo nel volume), padre Ottavio Carminati, parroco di San Francesco in Albaro, lo storico dellarte e docente di Storia dellarte moderna allUniversità di Genova, Lauro Magnani e lo storico dellarchitettura, Ennio Poleggi. Allinterno della chiesa, sono diverse le opere di Bernardo Castello e gli affreschi di Giuseppe Galeotti. Laltra importante testimonianza su carta è Il patrimonio artistico di Banca Carige, dipinti e disegni, edito da Fondazione e Banca, a cura di Giovanna Rotondi Terminiello e la collaborazione di Elena Castelli e Michela Pittaluga. Studiosi, storici dellarte, critici hanno redatto le schede e le biografie degli artisti, per un repertorio che abbraccia larte barocca quanto la contemporaneità. Un museo "in cassaforte" offerto in strenna natalizia e che costituisce un altro notevole documento - particolarmente apprezzato dagli addetti ai lavori, dai ricercatori, dai collezionisti - della biblioteca Carige.