Tutta l'attenzione si è concentrata su Ponte Sant'Angelo. Da due giorni - appena il livello del fiume ha cominciato a dare meno preoccupazioni - sono tutti lì: vigili del fuoco, protezione civile, una squadra di incursori della Marina militare, soprintendenze ed esperti vari. Seguono da vicino le delicate operazioni per disincagliare i barconi rimasti incastrati da venerdì scorso in una delle arcate di ponte Sant'Angelo. «L'emergenza più importante è lì - spiega Luciano Marchetti, direttore regionale Lazio per i Beni culturali - dove si sono verificati danni al ponte. Non gravi ma ci sono stati. Mi riferisco alla protezione della pila, al frangiflutti. I barconi spinti dalla forza della corrente hanno fatto staccare schegge di pietra. Sconnettimenti, lesioni, scagliature sulla pila del ponte (struttura portante verticale che sorregge le arcate): lievi danni che valuteremo meglio quando il Tevere si sarà calmato. Ora è ancora cattivo». C'è anche un altro problema: «Come gestire il fiume. Meriterebbe di esser trattato in maniera diversa: sia nel momento della concessione degli ormeggi, agevolando chi prende le dovute precauzioni in caso di piene e alluvioni, che proprio nel modo in cui vengono realizzati. Poteva andare peggio, alcuni hanno ret-to, altri no. II Tevere deve vivere e le imbarcazioni danno più vita al fiume, lo rendono parte della città. Ma non devono comportare danni al patrimonio, dunque la posizione degli ormeggi va rivista sicuramente». Intanto, liberato il Tiber I, con alcune microcariche, si è cominciato a lavorare sulla seconda imbarcazione, il Tiber II. Operazione più complessa e lunga (si è prolungata anche stanotte e forse seni-ranno giorni), perché al di sotto si trova anche un pezzo del ristorante galleggiante semiaffondato. Con le cariche esplosive si continuano a staccare i singoli moduli dal barcone, che poi una gru estrae e porta sulla terra ferma. «Un'operazione necessaria - spiegavano ieri i tecnici della Protezione civile -per evitare che l'onda di piena possa mettere in discussione la stabilità del ponte e delle strutture che lo sormontano». Ovvero parapetti, lampioni, angeli disegnati dal Bernini soprattutto. «Proteggere tutto il ponte, incartare le statue - ha chiesto tutto il giorno Italia Nostra -prevedere tutto, anche l'imprevedibile, prima di accendere nuove cariche». E il soprintendente ai Beni culturali di Roma, Umberto Broccoli, a rasserenare: «Abbiamo messo in sicurezza statue e lampioni, Italia Nostra si tranquillizzi, alle microcariche stanno lavorando gli esperti mentre dalla valutazione sull'impatto dell'onda d'urto non è emersa nessuna probabilità di cedimento». Dalle 8,15, Broccoli e i suoi funzionali, in particolare Luisa Cardini e Anna Maria Cerioni, hanno seguito le operazioni a ponte S. Angelo. Con loro Luciano Marchetti e il direttore dell'Icr Valentina Bon Valsassina. «Stiamo lavorando tranquilli, fronteggiando serenamente un evento eccezionale. La situazione è difficile ma sotto controllo». Nessun danno particolare finora, «e se la pianta questa pioggia forse non succede niente», anche sull'area archeologica centrale su cui ha competenza Angelo Bottini, soprintendente ai Beni archeologici di Roma: «I monumenti certo sono un po' stressati - commenta Bottini - abbiamo temporaneamente chiuso, per qualche giorno, per motivi precauzionali, la Domus Aurea. Le intense piogge hanno provocato danni all'impianto elettrico, non siamo sicurissimi che regga, è molto esposto, inoltre ci sono state infiltrazioni d'acqua. Le condizioni di visita del monumento non sono delle migliori. Pertanto si rende necessario un monitoraggio lungo il percorso, in modo da garantire la sicurezza dei turisti». Quanto all'area, dei Fori, «le fogne faticano a smaltire acqua, ci sono rigurgiti, piccoli allagamenti, l'acqua mette in crisi anche il sistema di scarico, da qui nuove infiltrazioni. Ma finora non c'è stato nessun danno particolare». Lo stesso al Colosseo, dove quando piove vanno in tilt solo i bagni. «Non ci sono grandi problemi -conferma Rossetta Rea, della soprintendenza - pozzi sulla piazza, ma quello è normale. Certo, è un disastro per i cantieri: è un mese che piove, è tutto fermo». Ha retto anche l'antico Porto di Testaccio, sull'argine del Tevere: «Danni no - conferma l'archeologo Claudio Mocchegiani Carpano - ma ci vorranno un sacco di soldi per pulire: mezzo metro di fango e sabbia hanno ricoperto interno ed esterno della zona scavata, mentre dentro è tutto completamente allagato. Tra i detriti, a livello industriale, tronchi, tavole, anche un frigorifero». Roma antica comunque batte Roma moderna.
ROMA - Ponte Sant'Angelo sotto stretta sorveglianza
Il Tevere è stato chiuso al traffico veicolo per tutta la notte. La chiusura è stata decisa dopo che il fiume ha iniziato a salire a causa delle piogge. La chiusura è stata decisa per garantire la sicurezza dei passanti e dei veicoli. La chiusura è stata decisa anche per evitare che il fiume potesse causare danni alle strutture e alle infrastrutture circostanti. La chiusura è stata decisa anche per garantire la sicurezza delle imbarcazioni che navigano sul fiume. La chiusura è stata decisa anche per evitare che il fiume potesse causare danni alle strutture e alle infrastrutture circostanti.
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