Costerà due milioni e mezzo di euro, durerà sei mesi e sarà uno scavo conoscitivo, l'intervento programmato dalla Soprintendenza archeologica di Pompei per tirare a «secco» i tesori della Protostoria campana e europea (1500 avanti Cristo) conservati sotto una falda d'acqua, a otto metri di profondità, in località Longola di Poggiomarino. Riprendono così, dopo quasi due anni di stop, gli scavi nell'area che avrebbe dovuto ospitare uno dei quattro impianti di depurazione del Medio Sarno. La costruzione della struttura fu bloccata su decisione della Presidenza del Consiglio proprio per salvare il più grande giacimento culturale della preistoria nel mondo. Gli scavi dovrebbero iniziare in questa settimana, anche se non si esclude un rinvio di qualche giorno per motivi tecnici. Il perché della brevità dei lavori, poi, viene spiegato dal manager degli Scavi di Pompei, Giovanni Lombardi con una «obiettiva difficoltà della Soprintendenza a fare con i propri fondi in bilancio, come è avvenuto in questo caso, una campagna di scavo su un'area tanto estesa. Per questo motivo, visto che esiste uno studio in atto in quanto sono emersi importantissimi reperti, porteremo avanti e concluderemo solo l'indagine su quello scavo». Come dire che se le istituzioni regionali e nazionali affiancheranno Pompei, allora si potrebbe pensare a interventi maggiormente estesi nel tempo e sul terreno. Altrimenti, quando gli archeologi termineranno l'intervento sull'area di 1600 metri quadrati sotto esame, si ribloccherà di nuovo tutto. L'indagine che secondo gli esperti dovrà essere obbligatoriamente conoscitiva - ma si salveranno gli elementi maggiormente significativi che emergeranno dallo scavo - perché si sviluppa in ambiente umido, pluristratificato e con torbe, servirà a dare risposte sull'urbanizzazione della Campania di quell'epoca, sulla costruzione delle case e sui materiali che quelle genti lavoravano. Inoltre, permetterà di conoscere l'organizzazione politica e sociale del territorio e il perché dell'abbandono dell'area tra il VI e il V secolo a.C.. Insomma, in quello scavo sono nascoste tutte le problematiche della preistoria e dell'inizio della storia classica sia campana che italiana. Tra l'altro, le informazioni che si potranno ottenere dall'analisi dei legni sveleranno i segreti dei cambiamenti climatici e la loro influenza sull'antropizzazione del territorio. Per l'area di Longola esiste anche una ipotesi di museo archeologico della preistoria. L'iniziativa si inserisce in un più vasto piano che prevede la nascita di un «parco archeologico fluviale della valle del Sarno» a cui parteciperebbero cinque cittadine dell'area: Poggiomarino, Terzigno, Striano, San Valentino Torio e San Marzano sul Sarno. Il progetto vuole coniugare il turismo culturale con quello ecologico e prevede una sorta di viaggio nel tempo, sfruttando la rinavigabilità del Sarno, lungo un itineraio che tocchi le varie epoche (Neolitico, Bronzo, Ferro, sino al periodo romano) emerse nel corso degli scavi e testimoniate da reperti unici al mondo.