Sono più attenti alla cura dei contenuti che non all' erogazione di servizi. E poi trascurano le altre lingue, cosicché i visitatori stranieri spesso sono in difficoltà. Nel complesso, i musei italiani che vanno su Internet non utilizzano tutte le potenzialità che offre il web. E non è un caso: in media non spendono più di 2.000 euro all' anno, troppo poco per supportarne lo sviluppo. È questa la fotografia che del binomio museiInternet offre l' ultimo rapporto di Civita dal titolo "La galassia web La cultura nella Rete". Si può fare di più? E, soprattutto, a che servirebbe fare di più? La risposta alla prima domanda è già scritta: il giudizio sull' 'interoperabilità' dei musei è insufficiente, queste strutture sono poco o per nulla attente all' interazione virtuale con il proprio pubblico. Evidentemente il navigatore, una volta entrato nel sito, vorrebbe forse altre informazioni: poter acquistare in anticipo il biglietto (o cambiare data di prenotazione), visitare il sito virtualmente magari con un programma su Second Life o qualcosa di simile. Al limite vorrebbe anche poter comprare i gadget che sono venduti nello store dello stesso museo. Però, appunto, allo stato attuale difficilmente può fare tutte queste cose, forse ne può fare a seconda dei casi solo alcune, quando va bene. Una moltiplicazione di queste possibilità di interazione potrebbe aumentare il fatturato dei musei (e non solo dei musei, si pensi anche ai siti archeologici) e dare un impulso all' economia in un mommento in cui ne avrebbe particolarmente bisogno. «Dare impulso al binomio culturatecnologia si legge nella presentazione del Rapporto curato da Paolo Galluzzi e Pietro A. Valentino significa nuovi canali per far crescere l' economia, le imprese e l' occupazione, e rimettere il nostro paese in corsa con il resto dell' Europa». La questione può essere rapresentata in questo modo: l' Italia ha il patrimonio artistico e culturale più imponente del mondo ma non sa 'venderlo' attraverso lo strumento tecnologico più importante degli ultimi 100 anni: Internet. Basta pensare che, pur avendo fatto dei grandi passi avanti negli ultimi dieci anni, a tutt' oggi sono soltanto poco più della metà (51,9 per cento) i musei che hanno un sito Internet. E soltanto il 17,25 per cento ha un proprio dominio, mentre il resto è presente di rimando dal sito dell' amministrazione che ne ha la titolarità. Uno dei timori che hanno gli amministratori dei musei è che la possibilità per i navigatori di visitare virtualmente la struttura penalizzi poi la visita effettiva. Che, insomma, a più visite virtuali si contrappongano meno biglietti. Ma la ricerca smentisce questo luogo comune: «I visitatori virtuali sono da circa il 50 per cento fino a 10 volte in più dei visitatori reali. Nessun timore, però: la riproduzione ha incrementato l' appeal dell' originale, la crescita negli ultimi anni del numero dei visitatori nei musei (circa il 25 per cento) è la conferma che la loro messa online ne ha favorito la conoscenza». Insomma, la morale della favola è che vale proprio la pena, per i musei e in genere per gli operatori culturali, investire di più in tecnologia. «Non possiamo permettere a Google o a Microsoft di virtualizzare il nostro patrimonio dice Gianfranco Imperatori, segretario generale dell' Associazione Civita . Se le nostre imprese manifatturiere sono costrette a delocalizzare per aumentare la competitività, noi dobbiamo importare i desideri del mondo. La "domanda di Italia", nel mondo, è enorme».
Se cultura e Internet diventano sinergiche
I musei italiani sono poco utilizzati per la loro presenza online, con solo il 51,9% che hanno un sito Internet e il 17,25% che ne hanno un proprio dominio. Questo limita le possibilità di interazione virtuale con il pubblico e di vendita di biglietti e gadget. Tuttavia, la ricerca mostra che i visitatori virtuali sono in media il 50% fino a 10 volte in più dei visitatori reali, e che la messa online dei musei ha favorito la loro conoscenza. I musei devono investire di più in tecnologia per aumentare il fatturato e dare un impulso all'economia. La presenza online dei musei è importante per la crescita dell'economia e per rimettere l'Italia in corsa con l'Europa.
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