Sono passati tre anni ed è un tormento. Nel maggio 2001 Berlusconi ha vinto le elezioni politiche, a giugno ha cominciato a governare, qualche settimana dopo ha suggerito a Matteoli di soprassedere rispetto alle politiche ambientali, in pieno agosto ha chiesto al Parlamento la delega a riscrivere tutte le leggi ambientali, qualche mese dopo ha fatto scrivere a tutti i dipendenti del ministero dell'Ambiente di non fare più nulla in attesa delle nuove leggi. Non hanno fatto più nulla. Il ministro si è limitato a danneggiare l'ambiente e il capo di gabinetto a lottizzare posti e dispensare piaceri. Segnalo che la legge appare ancora lontana: siamo a marzo 2004, la delega non c'è, il piatto piange, noi pure. La commissione Ambiente del Senato ha concluso l'ennesimo esame il 17 febbraio 2004, modificando ancora il testo approvato dalla Camera, a sua volta diverso da quello del Senato, a sua volta diverso da quello della Camera, a sua volta diverso da quello predisposto inizialmente dal governo per il "riordino" della legislazione ambientale. E non cito le ulteriori notevoli difficoltà fra i testi via via approvati dalle rispettive commissioni, con opinioni opposte fra deputati o senatori della maggioranza. Tra poco vedremo cosa accadrà in aula al Senato, poi in commissione alla Camera, poi in aula alla Camera. Poi? La sostanza della proposta è poter pagare una ricca privata commissione di propri "esperti" per "riordinare" tutta la materia, espropriando i deputati anche del compito di approvare norme generali e astratte, anche su temi dove le norme già ci sono e non sono poi tanto male. Se infine istituita, la commissione extra-parlamentare avrà un anno di tempo per definire i testi e, dunque, se tutto andrà bene per Matteoli, concluderà i propri "lavori" proprio quando Berlusconi dovrebbe perdere le elezioni e ci sarà comunque un altro governo, un altro programma, un altro ministro. Un'intera legislatura "sprecata" e un'intera amministrazione "disoccupata", un risultato che non deve sorprendere: sull'ambiente è quello che Berlusconi e Matteoli volevano, fin da quando il centrodestra si candidò al governo del paese e, poi, il 9 agosto 2001 approvarono quel primo disegno di legge di delega. Non a caso, durante la verifica, di ambiente non si è proprio parlato: va tutto bene, anche se Matteoli è in continuo calo di credibilità e fiducia, anche a confronto con altri ministri. Al Senato sono state approvate alcune modifiche ed è, per ora, scomparso il comma 32 dell'articolo 1 fortemente voluto da Forza Italia alla Camera. Prevedeva un'ampia perpetua depenalizzazione di reati ambientali, in particolare del reato di abuso edilizio in aree vincolate tramite una dichiarazione successiva di "compatibilità paesistica". Il fatto è che, nel frattempo, è entrato in vigore l'articolo 146 del codice sui beni culturali predisposto dal ministro Urbani che toglie alle soprintendenze il parere vincolante sugli interventi nelle aree vincolate. Dal punto di vista della tutela dell'abusivismo e della distruzione del paesaggio l'effetto può essere il medesimo. Risulta comunque evidente l'assurdo di una legge "delega" che contiene varie norme specifiche di diretta applicazione. Anche se qualcuna viene tolta, tante restano, ad esempio in materia di controriforma sui rifiuti, probabile causa di nuove confusioni, di conflitti europei, di incertezze amministrative. Questa vicenda è un compendio degli errori e dei danni (più o meno preventivati) del governo Berlusconi-Matteoli nella gestione dell'ambiente. Mi auguro che i programmi delle liste del centrosinistra per le elezioni europee ne tengano conto.