IL TEVERE tracima sui campi del futuro stadio Delle Aquile. Sversa il suo fango davanti alla cava mineraria, che si affaccia sui terreni di Gianni Mezzaroma. Il presidente della Lazio Claudio Lotito, che di Mezzaroma è genero e compagno d'affari, su quei terreni oggi agricoli vorrebbe costruire il nuovo Delle Aquile. TRA il chilometro sei e il chilometro sette della provinciale Tiberina, Roma Nord, di fronte a un lotto di casali, ai piedi della villa dei Mezzaroma, i campi ora sono risaie metropolitane: il Tevere ha lasciato in dote, ritirandosi, bottiglie di birre e sacchetti di plastica. Il Tevere, qui, nella "notte di piena" ha spezzato l'argine in due punti, all'altezza della cava e sotto la bretella viaria. Niente di drammatico, assicurano in zona: «Si è gonfiato di tre metri, ha bagnato i campi, si è ritirato con la fine delle piogge e ora è sotto di quattro». Ma il rischio esondazione è uno dei fattori decisivi per scegliere l'area del nuovo stadio della Lazio. E' stato su quello, e sulla convinzione di una speculazione immobiliare insostenibile, che l'assessore Roberto Morassut non si smosse dal "no" al progetto durante il governo Veltroni. Con il cambio di giunta le cose sono cambiate, il sindaco Gianni Alemanno ha promesso nuovi stadi ai due club fin dalla campagna elettorale e per il progetto da 55 mila posti della Ss Lazio ha anche citato «l'area Tiberina». Per tutelarsi di fronte al rischio Tevere, Lotito ha ordinato sondaggi in proprio. Poi le grandi piogge della scorsa settimana si sono incaricate di dire che lì, piana al chilometro 6,2 della provinciale 15a, l'esondazione è possibile. Il presidente della Lazio intorno al nuovo stadio sta organizzando la Lazio del futuro e seccato dice: «Non c'è un progetto ufficiale, non si può parlare dei terreni di Mezzaroma ». Già, la Tiberina (con le sue terre di famiglia) è la prima ipotesi per la Lazio. Poi, ci sono le alternative Magliana e Fiumicino