TEMPI belli per la cultura. Il ministro Bondi mette piede la prima volta alla Fondazione Sandretto con qualche perplessità, condotto in visita alla sezione della Triennale di arte contemporanea ospitata nel palazzetto di via Modane e promette un occhio di riguardo per Torino e il Piemonte, «dove ho molti amici e molte persone care». Tempi duri per la cultura. Sono 4.200 i musei in Italia? Troppi, a giudizio dell'ex sindaco di Fivizzano, si sfoltiscano per far crescere quelli che realmente hanno un valore. E se gli investimenti sui beni culturali «vanno comunque bene» (ma il ministro, in questo capitolo, si è limitato a citare le chiese), quelli sugli spettacoli saranno da ripensare: «Bisogna distinguere ha chiosato molto spesso si tratta di opere per pochi, non tutto ha un valore». La giornata torinese di Bondi si è conclusa nell'auditorium della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, dove la padrona di casa presentava il bilancio sociale dell'istituzione: «Lo redigiamo da cinque anni, oltre al bilancio certificato ». Sottolineatura importante, nel momento in cui vanno forse in porto gli sgravi fiscali per le donazioni. È un corposo elenco di mostre, iniziative, collaborazioni, mani tese ai giovani artisti ma anche ai coetanei curatori. Un investimento molto apprezzato dall'altro ospite seduto al tavolo moderava l'economista Walter Santagata il presidente della commissione cultura della Confindustria, Alessandro Laterza. Prima, Bondi si era lasciato condurre nei territori a lui non troppo familiari dell'arte contemporanea. Il cino-americano Paul Chan, con il suo omaggio al marchese De Sade, non era forse l'autore più adatto per il ministro, che per fortuna non ha rivolto gli occhi a terra, dove si riflettevano le ombre di atti sessuali di varia natura. Ma non ha dato segno di accorgersene ed è stato anzi prodigo di lodi verso Patrizia Sandretto. E verso la città, «che da capitale dell'industria è diventata una capitale culturale », anche se due sono, soprattutto, le istituzioni a lui care: l'Egizio, ai cui vertici sta il suo consigliere Alain Elkann, e la Venaria, presieduta da Fabrizio Del Noce. Sul Museo del Cinema, per dire, il ministro non ha sprecato nemmeno una parola. Sarà fra quelli in bilico, nella sua personale classifica? «C'è un problema di risorse ha ammesso Bondi ma è anche vero che spesso le spendiamo male o non sappiamo neppure spenderle. Per questo occorrono piani qualificati come quello che stiamo cercando di realizzare per promuovere i musei. I privati che ho sentito fino a oggi si sono detti disposti a fare la loro parte sulla base di nuovi progetti qualificati». D'altronde, ha aggiunto, non è da oggi che la cultura «vive con l'acqua alla gola: ho letto i saggi di Giovanni Spadolini scritti trent'anni fa che mi sembrano scritti oggi». E a proposito del contemporaneo «non solo pittori e scultori, ci sono anche gli architetti» «dovremmo dedicare più attenzione agli uomini di cultura del nostro tempo, più che alle memorie del passato. Altrimenti in futuro si penserà che la nostra civiltà fosse incapace di produrre opere altrettanto belle». Sorrisi, applausi, qualcuno perplesso di fronte ad affermazioni apparentemente contraddittorie. Tra gli interventi di contorno, quello dell'assessore Alfieri («la nostra città ha avuto necessità di ripensare se stessa») e, spumeggiante, dell'ex assessore Leo: «Grazie al ministro Bondi, persona assolutamente speciale, per la sua sensibilità nota e dimostrata e antica verso la cultura».