Mancano le autorizzazioni, sigilli alla mega struttura montata in piazza Politeama LA CASA di Babbo Natale finisce sotto sequestro perché abusiva. Dopo una settimana di proteste, guidate dal capogruppo del Pd Davide Faraone che aveva definito la struttura di 1.400 metri quadri nel cuore di pizza Politeama «un obbrobrio», ieri i vigili urbani sono intervenuti per apporre i sigilli. "Repubblica" aveva scoperto già mercoledì scorso che lo spazio ricreativo per i più piccoli non aveva ottenuto alcun via libera dall'Annona, che aveva invece chiesto alle ditte Trinakria development e General service, di integrare la documentazione. Del resto, per montare una struttura di queste dimensioni in una piazza storica, è necessario anche il nulla osta della Soprintendenza che non aveva invece saputo nulla del progetto e ha chiesto l'immediato smantellamento della casa di Babbo Natale. I titolari delle imprese, Guglielmo Correnti e Luciano Muratore, avevano cominciato a montare lo spazio dopo aver ricevuto il via libera all'utilizzo della piazza da parte del capo di gabinetto del sindaco Sergio Pollicita. Ma come ha ripetuto più volte l'Annona quel permesso non è sostitutivo dell'autorizzazione per l'occupazione del suolo pubblico. I vigili urbani, che venerdì hanno convocato i due titolari delle imprese, ieri sono tornati in piazza Politeama per sequestrare la casa che ha aperto al pubblico solo per due giorni: sabato, con ingresso gratuito, e domenica a pagamento. Quale sarà adesso il destino della struttura di 1.400 metri quadri ricoperta da un enorme telone di plastica trasparente che ha nascosto anche la statua di Cottone? «Di certo non può restare lì», taglia corto Matteo Scognamiglio, dirigente dei Beni culturali. «Non credo proprio che ci siano gli estremi per rilasciare un'autorizzazione dice È troppo grande e pesante per un pavimento delicato come quello della piazza. L'unico modo in cui potrebbe forse diventare accettabile è senza quella enorme copertura che ha inghiottito anche la statua». L'assessore alle Attività produttive Felice Bruscia assicura che stamattina visionerà tutta la documentazione: «Se ci sono i margini rilasceremo l'autorizzazione ma il parere della Soprintendenza è vincolante dice Bruscia se i Beni culturali sono contrari non c'è proprio nulla da fare». Le operazioni di sequestro sono scattate subito dopo aver consentito ai 18 artigiani che avevano allestito gli stand all'interno del padiglione in plastica, di recuperare la propria merce. Tanta la rabbia di chi contava su questo spazio per vendere qualcosa durante il periodo di Natale: «Come presidente del settore artistico della Confartigianato dice Nino Parrucca, tra gli espositori avevo invitato i migliori artigiani della città, esperti nella lavorazione ad arte della ceramica, del vetro, delle candele, delle maioliche, di quadri e cornici. La gente era entusiasta: finalmente siete tornati al Politeama ci hanno detto. Quando c'era Orlando si lavorava. Soltanto a Palermo la piazza principale rimane aperta al traffico durante le festività natalizie. Per Natale le strade vengono chiuse alle auto a Londra, Tokyo, New York, dove si dà spazio all'artigianato locale». Insieme a Parrucca ci sono anche Giorgio Comandè, per il vetro soffiato, Giacomo Belmonte per il tufo, Marco Emanuele Marano per i manufatti in terracotta, Silvio Greco e Angelo Seminara, il più arrabbiato: «Faccio l'artigiano da quarant'anni. Lavoro la maiolica d'arte del 1700, non sono certo venuto qui per fare il venditore di tappeti». Parrucca avanza una proposta: «Chiedo al sindaco di aiutarci e di concederci la piazza. Mi impegno a non nascondere i monumenti: in sole 24 ore possiamo allestire un bellissimo mercato dell'artigianato a cielo aperto». Sul sequestro intervengono anche gli inquilini di Sala delle Lapidi. «La casa deve essere subito smontata», dicono i consiglieri comunali Fabrizio Ferrandelli di Altra Palermo, Cesare Mattaliano e Aurelio Scavone di Rete dei valori che ieri sono andati al Politeama. Davide Faraone chiede più attenzione per il futuro. «Piazza Politeama è continuamente mortificata dice sabato pomeriggio, oltre alla casa di Babbo Natale, c'erano tanti altri stand che oscuravano persino il teatro. Non è più tollerabile. La vicenda della casa di Babbo Natale, finita con un sequestro arrivato in ritardo, deve essere un monito per il futuro». c. i. sa. s.