presidente Comitato regionale periti agrari Napoli VOGLIO sperare che non siamo all'eutanasia dell'agricoltura come ha affermato recentemente Franco Scaramuzzi, presidente dell'Assemblea dei Georgofili. Ciò perché il paradigma città campagna viene perennemente stravolto in favore dell'urbanistica, del cemento per abusi, scelte territoriali stravaganti e speculative, a tutto danno della campagna, affermando solo a parole il valore del paesaggio agrario, la pianificazione del territorio e il riequilibrio antropologico nelle varie aree agrarie della nostra regione. Piano territoriale regionale e piano territoriale della Provincia, come i Puc, sono visti solo in senso edificatorio, per cui le direttive del Ptr restano sulla carta e la Provincia di Napoli si propone di disseminare nuove ed ampie colate di cemento per trecentomila abitazioni. L'altro giorno il presidente della Provincia e l'assessore regionale all'urbanistica, Gabriella Cundari, con il presidente della commissione urbanistica regionale, hanno praticamente dato il via libera a 18 Comuni, attraverso i Puc, per ospitare altre 150 abitazioni per massacrare il loro territorio, negando o stravolgendo lo stesso Ptr, che pone logiche pianificatorie diverse. Nessuno disconosce il problema case e il disagio abitativo, ma perché non si restaurano 30.000 masserie e il recupero della diffusa edilizia rurale, perché non si utilizzano conventi, monasteri, edifici pubblici, disabitati e abbandonati. Il socialista Roberto Guardacci parlava di uomini senza casa e case senza uomini. Il Sunia in Campania denuncia l'esistenza di 300.000 case sfitte o inutilizzate. A Napoli, oramai, tante vecchie catapecchie sono abbandonate perché non più vivibili e vi sono interi vicoli senza abitanti. Il centro storico attende da decenni un intervento per diventare la nuova ricchezza di Napoli. Per 150.000 abitazioni, si tratta, tra aree di sedime, viali, accessi, strade e collegamenti vari, come cortili e spazi verdi, oltre alla necessità di standard urbanistici, di distruggere ancora 2.000.000 di metri quadri di buona terra fertile, quando negli ultimi cinque anni sono state già cancellate 50.000 aziende agrarie. Non bastano 4.000.000 di abitanti che gravano su Napoli, compreso l'agro nocerino-sarnese e i comuni casertani limitrofi del territorio napoletano, mentre nei nove decimi del territorio regionale vivono un milione e mezzo di abitanti. Vi sono 50 Comuni con meno di 500 abitanti e 257 al di sotto di 5000 abitanti. Nella sola Casoria vi sono palazzoni di cui ognuno contiene, invece, anche 1.000 abitanti. È estremamente doloroso constatare chi ha il compito sacrosanto di pianificare lo sviluppo, con direttrici ad area vasta, si propone, di fatto, di cancellare anche quei 3000 4000 ettari di terra superstiti nella città di Napoli e di aggravare il carico demografico dei comuni che sono stati già dissestati da scelte territoriali speculative ed errate. Se le direttrici di sviluppo fossero state proiettate sull'intero territorio regionale, vi sarebbero più attività economiche nelle zone interne, incremento di residenze, migliore distribuzione antropologica nel territorio, più vivibilità e più civiltà.