Anche a Lucca, nel passato come nel presente, ogni progetto innovativo destinato a modificare l'assetto urbanistico o a sostenere cambiamenti importanti dettati da nuove esigenze, ha prodotto forti reazioni. Un esempio significativo tramandatoci dalla storia è rappresentato dall'apertura di porta Vittorio Emanuele, anticipata da una polemica durata oltre venti anni. Fra il 1890 e il 1892, l'ufficio tecnico del comune, per venire incontro alle richieste dei paesi ad ovest della città, aveva presentato alla giunta e al consiglio tre progetti basati su criteri architettonici diversi e un quarto (nel 1904) adeguato ai bisogni crescenti del traffico che prevedeva uno squarcio nella cortina di oltre 20 metri per mettere in comunicazione l'interna via Vittorio Emanuele con quella provinciale Sarzanese. La nuova porta avrebbe dovuto collegare la città ai paesi limitrofi e al manicomio provinciale - tramite anche una tramvia - dove si curavano, allora, circa un migliaio di ammalati. Per impedire questo programma, nel 1904 venne istituita una società per la difesa dei monumenti lucchesi che, animata da un forte spirito crociato, fece appello ai "grandi" dell'Italia di allora perché intervenissero a frenare lo scempio. Fra coloro che risposero all'appello ci fu anche Giacomo Puccini che, nel 1905, inviò al sindaco una lettera infuocata dove, oltre a condannare ogni tentativo di offesa allo splendido "arborato cerchio", dichiarava apertamente che questo spregio al monumento più bello della città era essenzialmente dettato da finalità elettorali. Né si preoccupò, trascinato dalla rabbia che, l'allora primo cittadino, Massimo Del Carlo, fosse anche suo cognato, cioè marito della sorella Otilia. All'interno del comitato c'erano i puri - come il grande musicista - e i possibilisti propensi a soluzioni alternative che salvaguardassero, comunque, l'integrità della cortina. Fra le loro proposte figurava anche l'ampliamento di porta San Donato tramite l'apertura di due uscite laterali. Ipotesi, forse, più pericolosa delle fantasie dell'ufficio tecnico comunale. Per cercare di risolvere il problema, una commissione formata dall'arch. Agenore Socini, dal prof. Agusto Passaglia e dall'ing. Basilo Gianni presentò una soluzione più semplice delle precedenti che non incontrò il favore della commissione centrale per i monumenti. Per rispondere alle obiezioni mosse dalle autorità romane e dalla società per la difesa dei monumenti e per contenere l'esuberanza della stampa locale che, ogni giorno, si intrometteva nella polemica, l'allora sindaco Lelio Chicca, fece pubblicare - dalla tipografia Amedei - nel marzo del 1908, un lungo memoriale indirizzato al ministro della pubblica istruzione. Nelle 25 pagine del suo documento, il primo cittadino difendeva le ragioni che avevano determinato la necessità di una nuova apertura e accusava, fra l'altro, i difensori dell'integrità della cinta di volere ignorare le necessità di tanti cittadini e quelle, inesorabili, del progresso. Propose, infine, un progetto ancora meno invasivo, ideato dall'ing. Francesco Bandettini, nella speranza di chiudere la questione una volta per sempre. I realtà, la porta venne aperta solo il 24 giugno del 1911 quando, ormai, nella fantasia dei lucchesi, aveva assunto, grazie anche al contributo dei giornali locali, la scarna denominazione de "il Buco". Né mancarono, anche in occasione della sua inaugurazione, forti e irriguardosi commenti. Anzi, proprio allora, cominciò a girare una canzoncina che diceva così: "Il Buco vantato e ostacolatoDi Lucca vergognadai Savi portento In questo momento si sta per aprirLe glorie degli aviSon nulla in confrontoA ciò che il comuneIn oggi ci dàPiù comodo BucoDavver non si torvaPiù bello un disegnoChe regge alla provaDi tecnico ufficioDi questo non ha. Carla Sodini
TOSCANA - LUCCA: Campagna a difesa dell'integrità delle Mura
Il testo descrive la storia dell'apertura di porta Vittorio Emanuele a Lucca, un progetto che fu oggetto di forte opposizione e polemica. Il progetto, presentato nel 1890, prevedeva l'apertura di una porta per collegare la città ai paesi limitrofi e al manicomio provinciale. La società per la difesa dei monumenti lucchesi, animata da un forte spirito crociato, fece appello ai "grandi" dell'Italia per fermare lo scempio. Giacomo Puccini, tra gli altri, condannò l'idea di danneggiare il monumento più bello della città.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo