Di certo entra a far parte del patrimonio del Polo Museale Fiorentino. Quale sarà la sua collocazione finale ancora non è certo. Potrebbe essere il Bargello, così come una valida alternativa sarebbe la Galleria dellAccademia». Con queste parole il direttore generale dei Beni Culturali, Roberto Cecchi, ha chiuso la presentazione ufficiale dellacquisto, da parte dello Stato, del Crocefisso in legno di tiglio attribuito a Michelangelo. Lincontro si è svolto a Roma, presso lAmbasciata Italiana presso la Santa Sede, alla presenza, tra gli altri, della soprintendente al Polo Museale Fiorentino, Cristina Acidini, dellattuale direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci, e del critico darte Vittorio Sgarbi. In precedenza il ministro della Cultura, Sandro Bondi aveva espresso «grande soddisfazione» per «lacquisizione da parte dello Stato Italiano» del Crocifisso ligneo attribuito a Michelangelo, «evitando inoltre il rischio di un possibile espatrio oltre i confini nazionali di questa preziosa scultura». «Infine - ha aggiunto il ministro - in un momento delicato e di crisi come quello che stiamo attraversando, è fondamentale destinare le poche risorse disponibili a progetti e iniziative che abbiamo un significato così alto che possiamo consegnare alle generazioni future». Durante la presentazione, Cecchi ha ricordato il trend che, dallinizio degli anni Novanta, ha condotto al risultato attuale. Il «Cristino», come è stato ribattezzato, è stato acquisito dallo Stato Italiano per una cifra di poco inferiore a 3,3 milioni di euro. Dopo essere stato sottoposto a tutela nellottobre del 2005, già nel luglio del 2007 venne formulata la proposta di vendita da parte del proprietario, lantiquario torinese Giancarlo Gallino, il quale aveva chiesto espressamente che fosse lo Stato Italiano ad acquisirlo o, in alternativa, che ne fosse lasciata libera lesportazione. Fortunatamente si è rivelata esatta la prima ipotesi e, dopo tre esami dei comitati tecnicoscientifici di settore, meno di due settimane fa la Corte dei Conti ha registrato lacquisto dellopera il cui prezzo, si era ridotto di molto rispetto ai 30 (e poi 18) milioni di euro delliniziale richiesta. Cecchi ha anche confermato che le ottimali condizioni dellopera, le sue dimensioni contenute e la sua fama, gli faranno svolgere il ruolo di ambasciatore del patrimonio artistico nazionale, che per altro ha già svolto qualche anno fa in Giappone con grande successo. Durante la presentazione si è aperto anche un dibattito sulla reale attribuzione dellopera - di straordinaria bellezza e di grande maestria nella realizzazione - tra gli storici dellarte. Perché in mancanza di un «certificato» di autenticità michelangiolesca, «bisogna ricorrere agli strumenti che la storia dellarte ci mette a disposizione», come ha detto Cristina Acidini. Per cui, oltre al fatto che prima che Gallino lacquistasse il Crocifisso era di proprietà di una famiglia fiorentina, la soprintendente ha puntato sullanalogia con altre opere michelangiolesche, a cominciare proprio dal David. Paolucci ha puntato invece sul «seme» del genio che questa opera giovanile di Michelangelo contiene rispetto ad altri capolavori di scultura e, ricordando limpressione della prima volta che lo vide, ha detto: «Non si tratta di unopera usuale, bensì di qualcosa dimprevisto e di anomalo», così come chi laveva scolpito possedeva «una padronanza totale dellanatomia umana. Anche per questo se lo Stato italiano non lavesse comperato, sarebbe stato deplorevole». Da parte sua Vittorio Sgarbi, completamente daccordo con Acidini e Paolucci, ha aggiunto che «dora in poi, chi dubiterà, dovrà portare prove a danno dellopera». Come dire che la comunità scientifica si è ormai accordata sullattribuzione michelangiolesca, anche se uno dei tre storici dellarte che per primi la gridarono al mondo, Giancarlo Gentilini (gli altri due erano il compianto Umberto Baldini e Luciano Bellosi) ha rivelato di essere sulle tracce di prove che potrebbero aggiungere dei tasselli importanti al puzzle dellattribuzione definitiva dellopera. Intanto stamani il Crocifisso - traslato da Torino a Roma con le massime precauzioni da Marco Fossi, Mauro Linari e dal restauratore Marco Marchi - verrà presentato a papa Benedetto XVI in vista allAmbasciata, alla presenza di ministri Bondi e Frattini e del sottosegretario Letta. Rimarrà a Palazzo Borromeo per qualche giorno poi dal 23 dicembre, per circa un mese, sarà esposto nella Sala della Regina di Montecitorio, sede della Camera dei Deputati. Quindi tornerà a Firenze. La collocazione definitiva, come detto, è ancora oggetto di discussione. Lex-soprintendente, Antonio Paolucci non ha dubbi e ha indicato come sede naturale del «Cristino» il Museo Nazionale del Bargello: «Sarebbe la sua morte», ha detto con una battuta. La realtà è che la scultura gioverebbe non poco allappeal del museo diretto da Beatrice Paolozzi Strozzi che, nonostante i tesori che custodisce, attrae un numero di visitatori assai inferiore rispetto a Uffizi e Accademia. La soprintendente Acidini, preferirebbe mostrarlo nella «casa del David», sia per un naturale raffronto con le perfezioni del «colosso» di marmo, sia per non creare motivi dattrito con la vicina Casa Buonarroti. Vedremo.
Cristino. Bondi regala il capolavoro a Firenze
Il Crocefisso in legno di tiglio, attribuito a Michelangelo, è stato acquistato dallo Stato Italiano per una cifra di poco inferiore a 3,3 milioni di euro. La scultura è stata sottoposta a tutela nel 2005 e poi venduta all'antiquario torinese Giancarlo Gallino, che aveva chiesto di venderla allo Stato o lasciarla libera. La Corte dei Conti ha registrato l'acquisto dopo tre esami dei comitati tecnicoscientifici. Il direttore generale dei Beni Culturali, Roberto Cecchi, ha confermato che la scultura sarà l'ambasciatore del patrimonio artistico nazionale.
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