La notizia è fresca di stampa e, se non altro per spirito patriottico, dovrebbe farci esultare tutti. Carolyn Christov-Bakargiev, fino alla fine dellanno capo curatore al Museo del Castello di Rivoli e nominata, la scorsa settimana, direttore artistico per il 2009 della stessa istituzione, è stata appena eletta direttrice di «Documenta XIII». Documenta è una mostra internazionale darte contemporanea che si svolge ogni cinque anni a Kassel, una cittadina tedesca che, se non fosse per questo appuntamento irrinunciabile nel calendario ormai globale delle mostre, i più di noi avrebbero continuato a ignorare. Per farla breve, è levento periodico più importante del mondo e Carolyn Christov-Bakargiev sarà, almeno fino allinaugurazione nel giugno 2012, una delle donne più potenti dellintero sistema internazionale dellarte. Questo vuol dire che avrà la possibilità di allestire una mostra che tutti - almeno gli addetti ai lavori e gli appassionati darte contemporanea - dovranno e vorranno vedere. Dirà la sua sullo stato dellarte attuale e la sua posizione sarà studiata, presa in considerazione, criticata od osannata ma non la si potrà in ogni caso ignorare. Ora, che una professionista della curatela, per metà piemontese e per metà bulgara, abbia raggiunto questa posizione, dovrebbe non solo renderci orgogliosi ma anche farci riflettere, perché la Christov-Bakargiev è uno di quei «cervelli nazionali in fuga» che, se per la stampa e per lopinione pubblica sono martiri della ricerca e del talento, per la politica sembrano costituire unanomalia di difficile comprensione. Questa signora riccioluta e che ai più non sta simpatica, prima di tornare in patria se ne è stata a New York dal 1999 al 2001, a fare la curatrice al PS1, un centro darte in partnership con il MoMA. Mentre lanno scorso ha preso il volo per Sidney, dove ha curato la Biennale locale. Ma cè di più su cui riflettere. Nella rosa di sei candidati alla direzione di Documenta cera anche Massimiliano Gioni, un ragazzo pressappoco della mia età ma che a New York occupa il posto di curatore al New Museum. Insomma cerano due italiani su un totale di sei candidati. In altri Paesi questa sarebbe stata promossa come la testimonianza di uneccellenza nazionale per cui esultare come per una vittoria ai Mondiali di calcio. Ok, magari senza cori per le strade, ma almeno con una sana, pubblica, governativa soddisfazione. Invece nulla. Il nostro, al contrario, è un Paese dove il più recente ed elettrizzante dibattito pubblico sullarte contemporanea degli ultimi anni è stato la ridda di polemiche intorno a Italics, la mostra a cura di Francesco Bonami sugli ultimi 40 anni di arte in Italia, tuttora in corso a Palazzo Grassi a Venezia - tra laltro, di proprietà di Francois Pinault, uno degli uomini più ricchi del mondo e uno dei collezionisti darte contemporanea più famelici, in grado non solo di acquistare il palazzo veneziano ma, anche, di strappare alla Fondazione Guggenheim la Punta della Dogana, verso la quale espanderà il proprio museo privato. Mentre in Italia si litiga sul perché un curatore - nella piena legittimità della sua professione, che consiste nellavere una visione, operare scelte ed esclusioni - abbia scritto una sua personale storia dellarte italiana al di fuori di certi schemi consolidati, il mercato internazionale non perde tempo e celebra finalmente artisti nostrani come Pino Pascali, Piero Manzoni e Alberto Burri. E mentre artisti italiani delle ultime generazioni come Paola Pivi, Roberto Cuoghi, Lara Favaretto e Pietro Roccasalva vengono rappresentati dalle migliori gallerie in Europa e negli Stati Uniti, e iniziano ad avere mostre personali in importanti istituzioni internazionali (la Pivi alla Kunsthalle di Basilea e Cuoghi allICA di Londra), il ministro Bondi non avverte nessuna contraddizione nellammettere prima candidamente di «non comprendere larte contemporanea» e, un attimo dopo, nominare curatori per il prossimo Padiglione Italiano alla Biennale di Venezia due critici come Luca Beatrice e Beatrice Buscaroli, che non hanno esperienze istituzionali, sono privi di relazioni internazionali e non hanno pubblicazioni di rilievo allattivo. Alessandro Rabottini capo curatore Gamec, Bergamo
I cervelli dellarte scappano allestero, lItalia non se ne accorge
Carolyn Christov-Bakargiev, capo curatore al Museo del Castello di Rivoli, è stata eletta direttrice artistica di Documenta XIII, una mostra internazionale darte contemporanea. Questo è un evento importante per il sistema internazionale dellarte. Christov-Bakargiev è una professionista della curatela, per metà piemontese e per metà bulgara, e la sua nomina dovrebbe far riflettere sulla sua posizione come cervello nazionale in fuga. La sua nomina è stata accolta con orgoglio, ma anche con una certa sorpresa, poiché ci sono stati altri italiani candidati alla direzione di Documenta, tra cui Massimiliano Gioni.
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