Sei anni fa veniva inaugurato a Rovereto il Mart, il Museo di Arte Moderna e Contemporanea, che nel giro di poco tempo si è imposto come uno dei più importanti e innovativi Musei dArte italiani a livello internazionale. Sono oltre 200.000 allanno i visitatori della splendida struttura espositiva ideata da Mario Botta. Più di un milione e 200.000 persone che sono giunte a Rovereto dal 2002 a oggi, con una media che in questi giorni supera i 12.000 visitatori la settimana, grazie alle due fortunate rassegne degli Impressionisti e del Jazz. Con una presenza di stranieri che si avvicina ormai al 10 del totale, attratti nella città di Fortunato Depero proprio dal polo museale, gratificato di una meritata fama che va oltre i confini nazionali. Tale successo del Mart, che farà di Rovereto fra pochi mesi la capitale internazionale delle manifestazioni artistiche e culturali per il centenario del Futurismo, sembra però non aver esplicato del tutto le sue potenzialità di traino e volano di sviluppo per la città in primo luogo, ma per lintera regione. E come avere un treno potente che però viaggia a scarto ridotto. Non è tanto un problema del Mart, che il suo lavoro lo fa, e lo fa bene. Quanto piuttosto di una consapevolezza ancora mancante nei trentini del ruolo che Rovereto può svolgere come Capitale dellArte e come laboratorio avanzato di sperimentazione culturale e innovazione produttiva (quindi economica), legata alle professioni dellarte. Forse gli stessi roveretani non sono pienamente coscienti della forza generativa che potrebbe avere sullintera città recuperare la fervida tradizione creativa che allinizio del secolo scorso aveva fatto di questa periferia dellImpero asburgico un laboratorio di artisti e inventivi, capace di dare la sveglia alla cultura italiana dellepoca. Nomi come Fausto Melotti, Carlo Belli, Gino Pollini, lo stesso Depero, Adalberto Libera hanno saputo rendere grande Rovereto spingendosi al di là dei circuiti codificati dellarte di cui furono avanguardie per costruire una forma di Arte totale in grado di spaziare dalla pittura al teatro dalla fotografia alla scenografia, dalle arti applicate, alleditoria alla grafica pubblicitaria. Affievolitasi lidentità industriale (o per lo meno dellindustria pesante classica), Rovereto può ritrovare proprio in se stessa e nella sua storica dimensione culturale e comunicativa, la capacità di ritornare centrale, anche sulla scena politica ed economica. Il Mart, proprio in questo connubio con la biblioteca e lauditorium, ha le carte in regola per costituire un polo di richiamo nazionale e internazionale, che dallarte si trasforma in imprenditoria, in artigianato, in professioni di frontiera, dalla pubblicità alla moda, alle arti grafiche. Non è solo dare ai visitatori del Mart ristoranti e alberghi di qualità (magari anche bar aperti a tutte le ore). Ma trasformare un Museo dArte come il nostro in una fucina di attività collegate, che si trasforma in Scuola darte e di Professioni. Ritornerebbe così a vivere pienamente lantica e consolidata tradizione della Scuola Reale Elisabettiana, che seppe ospitare la sperimentazione di artisti come Depero e Melotti. Ma anche la grandezza di istituzioni come le scuole roveretane, che avevano per esempio nel Liceo cittadino fondato nel 1672, uno dei riferimenti più antichi dItalia. Certo, il punto di forza della grandezza roveretana sono state le Scuole, con le imponenti figure di insegnanti e di presidi che animavano non solo la cultura, ma anche la politica e la vita cittadina. Da qui bisogna ripartire. Senza nascondersi che cè parecchio da fare, dato che che le politiche scolastiche e universitarie della Provincia autonoma di Trento su Rovereto sono state negli ultimi anni (decenni?) alquanto sconfortanti e inadeguate. Ora che le cubature delle Manifatture Tabacchi si rendono libere consentendo di pensare e disegnare un nuovo futuro di Rovereto e dellintero Basso Trentino, ci sono i presupposti per creare spazi di sperimentazione (anche imprenditoriale), collegati alla vocazione artistica e culturale della città. Chissà che in tutto questo non ci stia bene anche un atto di assennatezza della stessa città di Trento, capace di comprendere le vocazioni territoriali di ciascuno senza voler centralizzare ogni cosa o avere per forza ciò che gli altri riescono a fare meglio. A cominciare dallArte moderna e Contemporanea.