La prima fase della potatura degli enti inutili si è risolta con un nulla di fatto. Il 20 novembre sarebbe dovuta cadere la ghigliottina per gli enti pubblici non economici con una dotazione organica inferiore alle 5o unità. Alla fine della ricognizione ci si è resi conto che gli enti da tagliare erano solo nove. E sono stati tutti salvati. Per alcuni di essi, infatti, è assai difficile sostenere che siano poco utili: complicato fare a meno del Coni, dell'Accademia della Crusca, della Lega per la lotta ai tumori. Per altri, la questione si fa, invece, più controversa. É il caso dell'Unione nazionale ufficiali in congedo, inclusa già dalla Finanziaria 2007 nell'elenco degli organismi da cancellare. Il risultato finale è, comunque, che i nove "imputati" sono stati tutti assolti. Il fallimento della prima fase della nuova norma taglia-leggi prevista dall'articolo 26 della manovra estiva (decreto legge 1122008, convertito dalla legge 133) - è imputabile a come è stata impostata l'operazione. E stato, infatti, stabilito in maniera inequivocabile il taglio degli enti pubblici non economici con meno di 50 dipendenti: la tagliola sarebbe dovuta scattare il 20 novembre. Allo stesso tempo, però, sono state introdotte numerose deroghe: le federazioni sportive, gli Ordini professionali, gli enti la cui funzione consiste nella conservazione e trasmissione della memoria della Resistenza e delle deportazioni, le autorità portuali, gli enti parco, gli enti di ricerca, gli organismi non inclusi nell'elenco Istat. A complicare la situazione è intervenuto il fatto che mancava (e manca) un quadro completo degli enti pubblici non economici con meno di 5o dipendenti. Pubblica amministrazione e Semplificazione - i ministeri capofila dell'operazione - hanno chiesto lumi alla Ragioneria dello Stato. Alla fine si è lavorato sull'elenco Istat che raggruppa le amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato del bilancio statale e che, da ultimo, è stato aggiornato il 31 luglio scorso. Scorrendo quell'elenco si è arrivati a individuare solo nove enti con meno di 5o dipendenti e che non rientrano nel novero delle deroghe. Alla fine i ministri della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, e della Semplificazione, Roberto Calderoli, hanno deciso di ricorrere alla possibilità che la norma taglia-enti riserva loro e con un decreto interministeriale del 18 novembre, di prossima pubblicazione sulla «Gazzetta Ufficiale», hanno salvato tutti i nove organismi. A questo punto, non resta che confidare nella seconda fase dell'operazione, che prevede la soppressione di tutti gli entipubblici non economici - senza porre limiti alle dotazioni organiche - che entro il 31 marzo 2009 non abbiano provveduto al riordino. Resta, tuttavia, da registrare come, nonostante di sfoltire gli organismi inutili si parli da tempo, finora non sia stato conseguito alcun risultato. Emblematico il fatto che la Finanziaria 2007 avesse individuato un elenco di undici enti da sopprimere, indicandone anche i tempi (giugno 2008), ma poi non sia successo nulla. Quell'elenco, infatti, è stato abrogato dalla manovra estiva e gli undici enti sono stati rimessi in gioco. L'unico che si è dato da fare per non rischiare la chiusura è «Il Vittoriale degli italiani» - la Fondazione che sioccupa di promuovere la conoscenza di quella che fu la dimora di Gabriele D'Annunzio a Gardone Riviera (Brescia) - che ha avviato le procedure per la prívatízzazione. Gli altri enti, invece, stanno a guardare. E sperano.