II soprintendente Bottini: verifica tecnica sui resti della villa romana FIRENZE Una tensostruttura piantata dentro i resti della villa romana di Agrippa Postumo a Pianosa , mosaici incastonati in cornici di piombo e cemento armato, tiranti d'acciaio che si infilano dentro i resti delle mura. Su tutto questo, frutto di un restauro "conservativo" iniziato a fine anni '80, dovrà ora fare chiarezza un'indagine della soprintendenza dei beni archeologici della Toscana. Lo ha deciso il soprintendente Bottini dopo la denuncia fatta da varie associazioni culturali e ambientaliste. L'atto d'accusa, sostenuto anche da prove fotografiche, parla di grave scempio perpetrato a un patrimonio storico. Bottini manderà dei tecnici sull'isola per veri-ficare la situazione. Della vicenda è stato interessato anche il ministro Urbani. «A Pianosa per fare chiarezza sui restauri» Il soprintendente ai beni archeologici Bottini interviene sullo scandalo dei resti romani deturpati Gianni Caverni FIRENZE «II ministro Urbani certamente chiederà chiarimenti. Per quanto mi riguarda farò fare al più presto delle verifiche possibilmente con tecnici del ministero anche estranei ai miei uffici - dice Angelo Bottini, soprintendente ai beni Archeologici della Toscana -perché voglio che su questa questione ci sia la massima trasparenza». Bottini è nel suo ufficio di via della Pergola a Firenze. È preoccupato. In mano ha l'articolo che l'Unità ieri ha dedicato alla lettera, indirizzata al ministro Urbani, nella quale rappresentanti delle associazioni Amici dei Musei, del Forum Unesco, di Italia Nostra e di Legambiente denunciano il grave stato di degrado degli scavi della villa romana di Agrippa Postumo a Pianosa. Danni, denunciano, non prodotti dall'abbandono e dall'incuria, ma da un dissennato restauro realizzato verso la fine degli anni '80. «Il mio compito è quello di tutelare i monumenti - continua Bottini - ma l'azione è mediata dai funzionari ai quali sono affidate le zone di intervento». E Pianosa rientra nelle competenze della responsabile di Pianosa Silvia Ducei. «La faccenda risale ad un periodo precedente alla mia nomina che è del gennaio del '97, ma questo non è poi così importante. La dottoressa Ducei mi ha confermato che l'intervento conservativo, a Pianosa, è della fine degli anni '80. Magari è stato quindi effettuato secondo metodologie allora considerate valide ma che oggi possono risultare superate E comunque mi chiedo perché ci si decide a denunciare un restauro sbagliato con 15 anni di ritardo?». A noi sembra che, viste le eloquenti immagini, ci si possa ragionevolmente chiedere perché, dato che l'ultimo intervento conservativo realizzato da Silvia Ducei risale ad un anno fa, non sia stato informato il soprintendente dello stato disastroso del sito archeologico. «La dottoressa Ducei è una donna di spiccata personalità ed è certo che fa dell'attività di tutela del patrimonio lo scopo principale della sua vita. Visita periodicamen-te i siti di sua competenza ed ha recentemente chiesto che tutta l'isola sia da considerare zona archeologica. Non credo che sia propensa ad approvare l'esigenza di una modifica dell' intervento finora realizzato, ma noi faremo in tempi brevi gli accertamenti necessari per verificare la validità dei lavori fatti finora. Se emergerà la necessità di cambiare lo si farà. Riman-50 convinto che gli estensori della lettera potevano segnalare la cosa a me, avrei ascoltato con attenzione. Se poi dovessero affermare che non li ho voluti ricevere o ho rifiutato di incontrarli direbbero il falso. Ma parliamo in positivo: chiunque voglia venire da me a discutere la cosa sarà ben accolto». Resta il irriterò dell'invito al soprintendente alla conferenza stampa nella quale è stata resa pubblica a storia di Pianosa: gli organizzatori confermano con decisione, il soprintendente dice di non saperne nulla, «comunque un colpo di detono potevano anche darmelo».