La Galea di Carlo di Borbone, la lancia reale di Umberto I, altre imbarcazioni che solcavano le acque del golfo negli anni borbonici e post-unitari: il museo di San Martino s'è fatto un bel regalo di Natale. La Certosa-museo, già ricca di testimonianze preziose per chi vuol conoscere la storia di Napoli, presenta da questa mattina (l'inaugurazione è alle 11) la nuova sezione navale, inaugurata dopo lunghi e complessi lavori di restauro e ristrutturazione, e si conferma sempre più il museo della città e della sua storia: «Preziosi dal punto di vista storico sottolinea Rossana Muzii, direttrice di San Martino - i reperti che sono esposti negli ambienti museali in cui rivive il fascino degli antichi arsenali, evocato dagli alti soffitti a capriate in legno lamellare mentre due grandi finestre, aperte sui giardini, concorrono a fornire una suggestiva veduta sul mare». Alla vista delle imbarcazioni vien voglia di immaginarle nel loro elemento naturale, le acque tra Posillipo e Castel dell'Ovo, tra la costa vesuviana e il porto. C'è la Galea di Carlo di Borbone, uno dei pezzi di più alto valore storico e artistico: si tratta di una grande lancia di venti metri, in legno intagliato e dorato, con baldacchino - successivamente decorato da Fedele Fischetti - e con lo stemma delle insegne cavalleresche della città. La «Galea» è nella Certosa dal 1875, vi venne trasportata il 19 gennaio di quell'anno su grandi carri lungo via Toledo dalla Regia Darsena, sotto scorta delle guardie municipali, e depositata a San Martino. Dove nel 1898 venne depositato anche dopo la richiesta al Real Arsenale, il raffinato e ornato caicco, donato a Ferdinando IV di Borbone dal sultano Selim III (1789-1807). Un altro dei pezzi rilevanti sul piano della conoscenza storica e che dal 1917 arricchisce la collezione, è l'elegante «Lancia Reale» di Umberto I di Savoia, varata nel 1889: l'imbarcazione prevedeva quattordici vogatori, è in legno intarsiato e con un ricco baldacchino, anch'essa proviene dai depositi nelle grotte di Palazzo Donn'Anna a Napoli del Regio Arsenale della Marina. «La storia della marineria borbonica e post-unitaria, narrata dalle testimonianze presenti nella sezione navale del museo di San Martino, è arricchita - dice ancora la Muzii, che ha presentato con Rita Pastorelli e Ludovica Giusti i lavori di restauro - da un rarissimo modello della corazzata sabauda Regina Margherita, affondata durante la prima guerra mondiale». Completano la sezione due tronetti su cui si accomodavano il re e la regina, la collezione di strumenti per la navigazione, le diverse tipologie di astrolabi, dal XII al XVII secolo: quello arabo universale, cioè utilizzabile a ogni latitudine, quelli piani di fattura araba e di gusto più squisitamente europeo e quelli di utilizzo nautico; i diversi esemplari di ottanti e la raccolta di armi bianche e da fuoco utilizzate dai diversi corpi della Real Marina borbonica.