A Ritiro e al Torrente Trapani non hanno perso labitudine di stare con il naso allinsù. E non perché gli abitanti dei due quartieri di Messina amino scrutare il cielo. Ma perché hanno imparato a loro spese la pericolosità di quei viadotti che sovrastano le loro case. Lautostrada Palermo-Messina scorre minacciosa sui tetti e sulle strade dei due villaggi e più volte dai viadotti "Ritiro" e "Trapani" si sono staccati grossi pezzi di cemento. Per fortuna finora i pesanti blocchi non hanno provocato vittime: ne hanno fatto le spese solo alcune automobili. Un caso, perché più di una volta le pietre sono finite allinterno di cortili privati e una volta hanno sfondato un tetto, finendo nella stanza da letto di una ragazza che non si trovava in casa. Lultima volta è accaduto lestate scorsa, quando dal viadotto "Trapani" sono volati alcuni blocchi di cemento e pesanti pezzi di ferro che rappresentavano parte dellimpalcatura della struttura. Anche allora fu danneggiata unauto parcheggiata, mentre unaltra in transito fu solo sfiorata. Leonardo Macrì, 57 anni, stava passando di lì a piedi e vide cadere linconsueta pioggia di cemento e ferro: «È stato terribile - ricorda Macrì - ho sentito prima il botto tremendo provocato dalle grosse pietre e poco dopo ho visto cadere sulla strada il tondino di ferro. Ho avuto paura, temevo che stesse crollando lintero viadotto. Ho provato a ripararmi, poi ho chiamato la polizia municipale. Purtroppo noi che abitiamo al Torrente Trapani siamo pronti al peggio. Basta guardare la parte sottostante del viadotto e si vedono chiaramente crepe che non promettono nulla di buono. Se non si interviene subito per mettere in sicurezza la struttura, prima o poi qui ci scappa il morto». In realtà qualche anno fa i responsabili del Consorzio autostrade siciliane fecero mettere le reti sotto il viadotto. Adesso però sono piene di pezzi di cemento che si sono staccati nel tempo. Le reti protettive, ormai strappate in più punti, non rappresentano più un riparo per quanti vivono sotto i ponti dellautostrada. Identico il problema al villaggio Ritiro. Qui, qualche anno fa, unauto volata giù dal viadotto piombò sulle case. Anche allora andò bene agli abitanti, ma la paura non li ha mai abbandonati: «Quella notte udimmo un fortissimo boato - racconta Giovanni Cotroneo, 46 anni, operaio - e poi per quasi un minuto il rumore di pezzi metallici che sbattevano contro i tetti e le pareti delle nostre case. Capimmo subito quello che era accaduto. Purtroppo ricordo anche i corpi degli occupanti dellauto, sparpagliati nella vicina campagna». Più recente il ricordo di blocchi di pietra che si sono staccati dal viadotto "Ritiro", sfiorando le case e la scuola elementare del quartiere: «So che hanno fatto alcuni lavori - dice indignato Luigi Camarda, 36 anni, commerciante - ma non sono serviti. Adesso è un po che non accade, ma di tanto in tanto qualche pietra vola via da lassù. È inconcepibile dover convivere con questa situazione. Noi qui abbiamo paura perfino di uscire, di mandare a scuola i nostri figli o di attraversare la strada. E in più siamo costretti a tenere i bambini chiusi in casa per il timore che accada qualcosa di irreparabile». Cè anche chi, come Salvatore Bernardo, 51 anni, ha preferito cambiare quartiere dopo una vita: «Io a Ritiro sono nato, ma un giorno ho trovato davanti alla porta di casa un blocco di cemento che, se avesse colpito qualcuno, lo avrebbe schiacciato come una sottiletta. Visto che ho tre figli e che per anni non è cambiato nulla, ho preferito andarmene».
MESSINA - Nei rioni sotto il viadotto dove piove cemento
A Messina, i quartieri di Ritiro e Torrente Trapani sono stati colpiti da una serie di incidenti in cui pietre e pezzi di cemento si sono staccati dal viadotto dellautostrada Palermo-Messina. Nonostante le misure di sicurezza adottate nel passato, come la posa di reti protettive, i blocchi di cemento continuano a cadere, causando danni alle automobili e alle case. Gli abitanti dei due quartieri hanno paura di uscire e di mandare i figli a scuola, e alcuni hanno deciso di cambiare quartiere.
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