La rassegna è il primo anello del nascente museo dedicato a una forma darte ormai celebrata anche allestero Al castello di Lecce una mostra che abbina antiche opere di maestri salentini a creazioni di artisti internazionali Un legame indissolubile quello tra Lecce e la "sua" cartapesta che, dagli esordi di questarte antica, è giunto fino ai giorni nostri in una rinnovata tradizione, mantenuta viva dalle botteghe dei cartapestai che affascinano ancora, con i loro colori, quanti si aggirano tra le straordinarie quinte sceniche delle vie della Lecce barocca. La capitale salentina rende omaggio a questa forma darte, solo apparentemente povera e minore, con una grande mostra allestita nelle sale appena restaurate del castello Carlo V. Oltre cinquanta opere delle tradizione leccese affiancate in modo originale alle sperimentazioni materiche di due artisti di fama internazionale. "Cartapesta. Collezioni storiche leccesi e sperimentazioni di Lucia Barata e Emilio Farina" è infatti il titolo dellesposizione, inaugurata ieri sera, da oggi e fino al 22 febbraio aperta al pubblico con ingresso libero. In mostra le opere dei più famosi cartapestai attivi fra il XIX e il XX secolo fra i quali Raffaele Carretta, Giuseppe Manzo, Antonio Maccagnani, Cesare Gallucci, Pietro Indino, Luigi Guacci. La rassegna vuole essere il primo anello per ricostruire il legame tra "tradizione" e "sperimentazione", fissandolo in unoperazione destinata a proseguire nella realizzazione, del Museo della Cartapesta di Lecce. Il progetto è quello di valorizzare una forma darte che continua in un artigianato di alta qualità, per mantenere vivo, in futuro, il suo "segreto" gelosamente custodito dai maestri cartapestai. «Lidea - spiega in proposito Ruggiero Martines, direttore regionale dei Beni culturali - è quella di creare un museo, concepito e finalizzato non solo per lesposizione di opere, ma in grado di garantire tre esigenze primarie: presentare, attraverso lesposizione delle opere, la storia della cartapesta che ha assunto un ruolo particolare e continuo allinterno della cultura artistica leccese dal XVIII secolo a tuttoggi; "riprodurre" lattività di rivitalizzazione tradizionale delle opere; "recuperare" e "valorizzare" unattività tradizionale, caratterizzata da una simbiosi tra creazione artistica e produzione artigianale. Un luogo, in definitiva, dove arte, artigianato e "avventura" espressiva contemporanea trovino il loro essere». Ritornando allesposizione e tenendo presente che la cartapesta è anche fonte di sperimentazione nella creazione artistica, ecco che accanto alle sculture dei maestri leccesi, la mostra propone le opere di due artisti che della cartapesta hanno fatto il loro mezzo espressivo: dal racconto di una storia personale ed archetipa della brasiliana Lucia Barata, dove la materia diviene attrezzo di fantasia ed espressione dellinconscio, fino alla "materia da cinema" imbevuta di terre colorate, montate su rete, impreziosita da fili di rame ed eventi pittorici che negano il peso apparente, di Emilio Farina, vicentino di nascita e romano di adozione. Lecce ha rappresentato, in forme certe ed autonome rispetto alle botteghe napoletane, allinizio del Settecento e ancor più nei secoli successivi, uno dei maggiori centri di produzione della cartapesta: un fiorente artigianato nato nella trama del Borgo antico che ha raggiunto livelli di autentica arte riconosciuta sia in campo nazionale che internazionale. Non a caso una recente mostra tenutasi a Milano ha messo a confronto i maestri leccesi della cartapesta con Sansovino, Bernini ed altri celebri nomi che hanno scritto la grande storia dellarte italiana. Una storia, quella della cartapesta, identificata a lungo con leffimero, votata alla mimesis, spesso rimasta sottotono, ma che oggi conosce il suo riscatto, continuando ad affascinare gente comune ed artisti contemporanei con questa mostra evento voluta dal Comune salentino e dalla Soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici.