Dopo linterrogatorio il giudice concede gli arresti domiciliari al professionista. I legali: ma non è una gola profonda Casamonti tre ore dal gip: "Volevo solo progettare belle opere" «Volevo progettare belle opere». Così larchitetto Marco Casamonti, indagato anche nellinchiesta Castello, durante linterrogatorio a cui è stato sottoposto dopo essere stato arrestato per turbativa dasta a Terranuova Bracciolini. Tre ore davanti al Gip, larchitetto ha risposto alle domande. E il magistrato gli ha concesso gli arresti domiciliari. Casamonti, tre ore davanti al gip "Volevo progettare belle opere" Larchitetto risponde al magistrato: sì ai domiciliari I legali: è una persona che crede nel suo lavoro e lo difende, non è una gola profonda Durante linterrogatorio il racconto dei rapporti tra Comune e privati Larchitetto Marco Casamonti, arrestato giovedì sera per turbativa dasta aggravata nella gara per la ristrutturazione degli ex Macelli a Terranuova Bracciolini, ha ottenuto nel pomeriggio di ieri gli arresti domiciliari dopo un interrogatorio durato tre ore davanti al gip Rosario Lupo. Alle undici del mattino, quando è arrivato al secondo piano del tribunale scortato dagli agenti di polizia penitenziaria, larchitetto Casamonti era visibilmente prostrato. Gli occhi smarriti, i capelli un po in disordine, i bei pantaloni di velluto cascanti perché come a tutti i detenuti gli era stata tolta la cintura. Gli avvocati Giuseppe e Mario Taddeucci Sassolini gli hanno fatto coraggio, poi sono entrati con lui nellufficio del giudice Lupo. Allinterrogatorio ha assistito anche il pm Gianni Tei, che coordina le indagini dei Carabinieri del Ros insieme con i colleghi Giuseppina Mione e Giulio Monferini. Marco Casamonti è sotto inchiesta per corruzione nella vicenda dellarea Fondiaria a Castello, ed è nellambito di quelle indagini che in settembre e ottobre è stato intercettato mentre pilotava la gara di Terranuova Bracciolini. Le conversazioni sono assolutamente esplicite. Casamonti ha chiamato tutti gli studi di progettazione invitati alla gara su sua indicazione e ha chiesto che presentassero offerte al ribasso per consentire la vittoria del collega Pietro Pellegrini di Lucca: «La gara la dovrebbe vincere Pietro, perché poi la facciamo assieme io e Pietro, ma io non posso vincerla perché in questo Comune ho fatto troppi lavori». Tutti accettano: «Ma figurati, lo abbiamo già fatto altre volte per te». Casamonti ringrazia: «A buon rendere». Pellegrini vince e Casamonti commenta: «Pietro, ci mancava che non vincevi il concorso, eh, Dio Buono, scusa, era tutto telecomandato, ci mancava che non vincevi Terranuova». Di fronte al giudice, Casamonti non ha negato levidenza. «I fatti storici sono quelli - hanno spiegato gli avvocati al termine dellinterrogatorio - ma larchitetto li ha inquadrati in un contesto di interessi culturali più che economici. Lobiettivo era creare opere ben fatte. Per gli ex Macelli aveva fatto un bel progetto, non voleva che venisse stravolto». Anche delloperazione Fondiaria a Castello larchitetto ha voluto sottolineare gli aspetti culturali. Era stato lassessore Biagi a suggerire il suo nome a Ligresti per la progettazione degli edifici pubblici e poi anche per il coordinamento della progettazione delle costruzioni private. Casamonti ha illustrato al giudice la contrapposizione fra gli interessi di Ligresti, che in quanto imprenditore persegue il fine legittimo di risparmiare, e quelli del Comune di Firenze che invece aveva lobiettivo di incrementare le opere a destinazione pubblica allinterno dellarea. Al pm Tei ha spiegato lattività professionale di Archea, lo studio da lui fondato, nonché le opere progettate, eseguite e in fase di ideazione e i rapporti di lavoro in atto, e ha manifestato la volontà di rispondere a tutte le domande anche se sarà chiamato dai pubblici ministeri. Non è «una gola profonda» - precisano i difensori - ma una persona che crede nel suo lavoro e lo difende: «Il giudice ha compreso che è una persona perbene».