L'onda lunga della crisi finanziaria lambisce anche i musei italiani. E in Campania, secondo dati diffusi dal ministero Beni Culturali, musei, città d'arte, siti culturali e archeologici registrano una cospicua flessione di visitatori (e un decremento di introiti). Con una tendenza che rispecchia quella del Paese, dove - per la prima volta dopo undici anni di trend positivo - nel primo semestre del 2008, si è verificato un calo del 3,65 di visitatori nei 400 musei statali italiani rispetto all'anno precedente, con un picco del 7,27 nel periodo di Ferragosto e una media del -2,61. «Non mi sorprende affatto la grave crisi del turismo culturale e di massa in Italia», commenta Nicola Spinosa, soprintendente del Polo Museale napoleano: «a maggior ragione nella realtà partenopea, dove tale turismo è scomparso, per i ben noti eventi che hanno danneggiato persino un museo centralissimo come l'Archeologico» dove le presenze, tra il 2007 e il 2008, sono diminuite del 18,43 (con un -25,49 di introiti). Le cause? Spinosa non ha dubbi: «Degrado, sale chiuse, custodi inesistenti, orari paleolitici voluti da ministri di ogni schieramento, difficoltà di trasporto e sostanziali problemi economici hanno il loro peso» dice. «Ma alla base c'è una politica culturale (di destra e di sinistra) fallimentare, fondata sull'effimero, su feste occasionali come quella di Piedigrotta, che non interessa certo quel prezioso 10 di turismo di qualità, attento alle città d'arte mentre il 90 del turismo di massa pensa solo a devastare i siti che visita». I rimedi? «Guardiamo all'Europa: le spese si riducono contraendo gli orari di apertura dalle 10 alle 17 (o 18, d'estate) e aumentando così il personale, possibilmente reclutato tra giovani laureati, con accoglienza, guardiania e servizi adeguati. Manca infine una pianificazione unitaria e coordinata di attività museali a livello cittadino, che possa attrarre con pacchetti integrati un turismo culturale competitivo». Tra le mete celebri disertate in Campania, gli scavi di Pompei (-12,79), la zona archeologica e il Teatro antico di Ercolano (-13,68), i templi di Paestum (-6,92), il circuito museale di Caserta (con la monumentale Reggia vanvitelliana: -23,41 di visitatori e -16,73 di introiti) e persino la mitica Grotta Azzurra di Anacapri (-15,07). E non consola il detto proverbiale del «mal comune, mezzo gaudio», rilanciato da Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani (anch'essi in crisi): «È un destino che tocca tutti, grandi città d'arte italiane e musei stranieri». Domenico De Masi, presidente della Fondazione Ravello, rincara la dose: «nel 1970 eravamo al primo posto nel mercato turistico con 70 milioni di arrivi, ora siamo al quinto con 35». Il soprintendente di Napoli e Caserta, Pietro Giovanni Guzzo, ha una sua tesi: «Prima ancora che esplodesse la crisi finanziaria, con la scure dei tagli, dice, è mancata in Campania una politica turistica adeguata a livello locale; con l'aggravante, tra il 2007 e il 2008, della crisi politica per l'emergenza rifiuti, per la recrudescenza microcriminalità, per le annose difficoltà nei trasporti e la viabilità. Questo può spiegare come mai a fronte di un'offerta aumentata (penso alla superficie di area visitabile degli scavi di Pompei, passata dal 14 al 35 grazie ai restauri con i Por e i fondi europei della Regione Campania) non sia corrisposta una domanda adeguata. Poi, non ci sono più soldi, e la gente viaggia meno». E se Maria Luisa Nava, dal pochi mesi soprintendente archeologica di Salerno e Avellino, afferma di dover verificare dati che «non le risultano», il collega della nuova Soprintendenza di Caserta e Benevento, Mario Pagano è di tutt'altro avviso. «Le motivazioni della crisi sono svariate, e non sono solo economiche - dice -. I nostri musei non hanno una vera e propria autonomia; per farli vivere adeguatamente avrebbero bisogno di assunzioni di giovani, per potenziare e svecchiare un personale demotivato da anni. Ma non si intraprendono strade nuove di gestione, polarizzando ad esempio una serie di iniziative, come i servizi aggiuntivi rimasti, in Campania, lettera morta. Né giova, accanto ai pesanti tagli finanziari, la girandola di riforme e di nomine con un nucleo dirigenziale dei Beni Culturali fossilizzato, senza criteri meritocratici».
CAMPANIA - La crisi finanziaria lambisce anche i musei italiani.
In Campania, i musei, città d'arte, siti culturali e archeologici hanno registrato una cospicua flessione di visitatori e introiti. Secondo i dati del ministero Beni Culturali, il primo semestre del 2008 ha visto un calo del 3,65% dei visitatori nei 400 musei statali italiani rispetto all'anno precedente. La crisi del turismo culturale e di massa in Italia è stata accentuata dalla grave crisi del turismo in Campania, dove i siti culturali hanno registrato un calo del 18,43% tra il 2007 e il 2008. Le cause della crisi sono state identificate come il degrado, la mancanza di personale, gli orari di apertura limitati e le difficoltà economiche.
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