Un collegamento con i Giardini e le mostre diventano un unicum per i visitatori Non sarà il ponte di Calatrava, ma quello che collegherà l'Arsenale all'altezza del Giardino delle Vergini, con il sestiere di Castello e quindi con i Giardini della Biennale avrà un'importanza non dissimile per la fondazione presieduta da Paolo Baratta, perché consentirà di unire in un unico percorso espositivo, senza lunghi giri viziosi, le manifestazioni dell'istituzione, a cominciare dalla Mostra Internazionale delle Arti Visive numero 53 curata dal 7 giugno 2009 da Daniel Birnbaum. Baratta l'ha presentato ieri, al termine del Consiglio di amministrazione. E in contemporanea con la stessa Mostra, sarà aperta al pubblico la prima parte dell'Asac, l'Archivio Storico delle Arti Contemporanee, trasferito al Padiglione Italia dei Giardini e aperto tutto l'anno per ciò che riguarda la biblioteca e la parte documentaria (3 milioni di euro il costo, finanziato dalla stessa Biennale e da sponsor). Termina anche il suo incarico di direttore organizzativo alla guida dell'Asac Giorgio Busetto, che va in pensione a fine anno e manterrà comunque un ruolo di consulenza fino al completamento e al riordino dell'Archivio trasferito all'ex Padiglione Italia. Non sarà sostituito e la Biennale si avvarrà di consulenze per le varie competenze dell'Archivio. Ma le novità - minimal sul piano economico in tempo di ristrettezze anche per la Biennale, ma sostanziali nelle conseguenze - non si fermano qui. Cambierà anche il nome del Padiglione Italia, che, tornando alle origini, si chiamerà Palazzo delle Esposizioni. Una modifica legata anche al desiderio di mettere la sordina agli equivoci e alle ricorrenti polemiche che, a ogni edizione della Biennale Arti Visive, riguardano il fatto che qui non trova più spazio la selezione degli artisti italiani, ma solo la mostra principale. Il vero Padiglione Italia - con una scelta degli artisti curata direttamente dal Ministero dei Beni Culturali e affidata quest'anno ai critici Beatrice Buscaroli e Luca Beatrice - è quello collocato all'Arsenale, alle Tese delle Vergini, vicino al nuovo ponticello che ora lo unirà ai Giardini. Ora sarà ingrandito, passando così da 800 metri quadri a 1800 superficie. Soddisfatto anche il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi per il "battesimo" del nome e l'ampliamento del padiglione. «E' un investimento importante - ha dichiarato ieri cui il Ministero non mancherà di far avere il proprio contributo per consentire agli artisti del nostro Paese di misurarsi in quel contesto straordinario che è l'Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia». Dal prossimo anno la Biennale potrà disporre pienamente ai Giardini anche del Padiglione del Libro costruito dall'Electa su progetto dell'architetto britannico James Stirling. L'intenzione di Baratta è di usarlo per manifestazioni o eventi legati anche agli sponsor delle varie mostre della Biennale. Sempre negli spazi dell'Arsenale, troverà spazio anche la nuova accademia della danza voluta da Baratta sulle orme di quella creata a suo tempo a San Giorgio da Carolyn Carlson, Si chiamerà «Arsenale della Danza», ospiterà danzatori qualificati, anche in collaborazione con il Bassano-Body Motion sostenuto dalla Regione e sarà guidata dallo stesso direttore della Biennale Danza Ismail Ivo. I settori di Danza, Musica e Teatro - che sta per presentare il nuovo Festival del Mediterraneo diretto da Maurizio Scaparro - alterneranno d'ora in poi un anno di workshop ad uno di rassegna vera e propria. Intanto, da gennaio la Biennale si riapproprierà della sede storica di Ca' Giustinian, finalmente restaurata, proprio di fronte alla Punta della Dogana "targata" Francois Pinault, con la sua collezione d'arte contemporanea e ristrutturata dall'architetto giapponese Tadao Ando, che dovrebbe inaugurarsi con la Biennale di Birnbaum. «Quella con Pinault ha detto Baratta - sarà una sfida permanente, un'inarrestabile "tenzone" artistica». Quella che fa dubitare è la costruzione del nuovo Palazzo del Cinema, per cui mancano ancora tutti i fondi e che sta partendo ora, con l'obiettivo di terminare nel 2011, visto che è legato alle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia. «Spero nel tricolore» è l'atto di fede di Baratta.