Il Padiglione Italia cambia nome: si chiamerà Padiglione delle Esposizioni. Nuovo ponte ai Giardini VENEZIA - Il Padiglione Italia cambia nome e torna a chiamarsi Palazzo delle Esposizioni della Biennale, con apertura permanente dalla fine dell'anno prossimo. Il Padiglione Italiano (il cui nome nuovo sarà Padiglione Italia) diventa più grande passando da 8oo a 18oo metri quadri. Un nuovo ponte collegherà l'Arsenale con il Giardino delle Vergini. E la Fondazione a giorni lascerà definitivamente la sede di Palazzo Querini Dubois per Ca' Giustinian che diventerà una sorta di Open House della cultura. La Biennale trasloca, mette ordine alle carte, apre le porte alla città e trova finalmente la quadratura del cerchio per quanto riguarda le sue strutture. Tanto che il presidente Paolo Baratta dichiara pubblicamente di poter tirare ora un sospiro di sollievo. Dal ministero gli applausi di Sandro Bondi: «L'Arsenale ospiterà il Padiglione Italia, rinnovato nel nome e notevolmente ampliato negli spazi - dice il ministro -, ringrazio il Presidente Paolo Baratta e i consiglieri per questa decisione. E un investimento importante, cui il ministero non mancherà di far avere il proprio contributo per consentire agli artisti del nostro Paese di misurarsi in quel contesto straordinario che è l'Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia». Tra i primi punti discussi ieri dal Cda della Biennale c'è stato quello relativo al Padiglione Italia. «C'era troppa confusione - ha detto Baratta - un cambio di nome era necessario per superare questa impasse verbale». Cambiando la denominazione la Fondazione ha così legato maggiormente il ministero (che gestirà lo spazio ampliato) con quell'Arsenale che ha sempre più bisogno di finanziamenti. «Mi sembra utile per l'Arsenale che il ministero inizi a considerare un suo luogo all'interno» ha infatti precisato il presidente. L'altro spazio, che dall'anno prossimo verrà chiamato Palazzo delle Esposizioni della Biennale, diventerà sempre più il cuore dell'intera fondazione, avendo ottenuto dal Comune il via libera per rimanere aperto tutto l'anno (Asac, spazi per la consultazione, book store...). «Uno dei nodi della Biennale - ha detto Baratta - era quello della permanenza, ma il vero problema era che non avevamo la possibilità di avere delle sedi per ospitarla. Ora non più. E in questo modo - prosegue - potremo più facilmente proporci a sponsor che, si sa, legano spesso la loro visibilità a luoghi fisici». L'apertura permanente dell'ormai ex Padiglione Italia è una delle tre chiavi con le quali la Biennale aprirà le proprie porte alla città. L'altra è rappresentata dalla realizzazione di un ponte che, mettendo in collegamento Arsenale e il Giardino Delle Vergini oltre a fornire un secondo ingresso all'Arsenale stesso, dovrebbe vitalizzare una parte del sestiere di Castello. L'altro punto che legherà maggiormente la Fondazione a Venezia è il restaurato Ca' Giustinian. Nelle festività natalizie ci sarà il trasloco e poi, da giugno, una parte del palazzo diventerà una specie di Open House, luogo privilegiato per incontri culturali. «Giusto di fronte al museo di Pinault - dice Baratta -e sarà una sfida cavalleresca tra noi e loro. La tenzone sarà inarrestabile - sorride - ormai una sede ce l'abbiamo». Con il Palazzo delle Esposizioni ai Giardini in realtà i punti cardine saranno due. Proprio come Pinault con il suo Palazzo Grassi e la Dogana.