Qualche giorno fa si è svolto, nella sala delle assemblee del Banco di Napoli in via Toledo, un convegno internazionale, organizzato dalla Cgil napoletana, sulla ripresa del "processo di Barcellona", cioè di unimportante esperienza di partenariato e cooperazione tra gli Stati dellUnione europea e una decina di Stati della sponda sud del Mediterraneo, avviata nel 1995 e rilanciata nel corso di questanno da Nicolas Sarkozy, cui toccava il turno di presidenza della Commissione europea. La prospettiva cui si guarda è quella di dar vita entro il 2010 allUnione del Mediterraneo, cioè a un progetto ampio di co-sviluppo tra lUnione europea, ormai allargata a Est (27 Stati), gli Stati del Nordafrica già coinvolti nel 1995 e ancora altri paesi, come Turchia, Albania, Croazia, Bosnia, Montenegro: nel complesso più di 40 Stati e più di 700 milioni di cittadini. Lobiettivo primario è ancora quello di dar vita a una zona di libero scambio, che favorisca uno sviluppo socio-economico equilibrato dei vari sistemi nazionali avvicinando le condizioni di vita delle popolazioni. Cè però grande consapevolezza che questo obiettivo, in sé difficile, deve scontare gravi errori commessi dalloccidente nella politica estera, militare, economica, energetica e culturale gli ultimi 67anni, errori che hanno allontanato le varie sponde del Mediterraneo invece di unirle. Ora, grazie anche alla svolta imminente negli Usa e alla crisi finanziaria, sembrerebbe aprirsi una fase nuova. Di questa fase fa pienamente parte la necessità di una più forte integrazione sociale e culturale tra i vari paesi coinvolti. Nel convegno della Cgil si è puntata lattenzione sul ruolo del sindacato, un ruolo che sarà molto valorizzato, dal momento che la nuova Unione del Mediterraneo punta su un dialogo sociale non più limitato ai rapporti tra rappresentanti dei diversi governi, ma esteso a tutte le forze sociali organizzate. Tale coinvolgimento è indispensabile, sia per rafforzare e rendere effettive le tutele dei cittadini e dei lavoratori di paesi ancora molto poveri e poco democratici sia per intervenire più profondamente e stabilmente sulle dinamiche sociali che determinano una fortissima emigrazione, diretta prevalentemente verso lEuropa più ricca e più vicina. Perciò lItalia e in particolare il Sud sono specialmente interessati al rilancio del processo di Barcellona e dovrebbero agevolarlo in tutti i modi. Tra le tante possibili iniziative, cè da presidiare in modo particolare il sistema formativo a tutti i livelli. Uno dei più importanti nellimmediato è quello dellalta formazione per professionalità, anche tradizionali, la cui apertura internazionale è indispensabile per far funzionare gli scambi culturali, commerciali e sociali. Proprio allinizio dellanno, sulle colonne di questo giornale, in qualità di coordinatore delliniziativa, presentai lavvio di un nuovo master nella Facoltà di Giurisprudenza della Federico II in Diritto europeo e comparato del lavoro (Decol), motivandone listituzione con la crescente integrazione degli ordinamenti giuridici nazionali. Il master Decol nella sua prima edizione ha rappresentato una sede originale per riflettere in tempi reali, durante lintero 2008, sulle trasformazioni in atto nelle regole sulluso del lavoro dei principali paesi europei. Con il generoso contributo di docenti delle università napoletane e campane - non solo specialisti del diritto del lavoro, ma anche costituzionalisti, storici, internazionalisti, comunitaristi - e con la preziosa presenza nelle aule della nostra facoltà (spesso per vari giorni) dei più noti studiosi europei e italiani della materia - professori del Kings College di Londra, delle università di Nottingham, di Castilla-La Mancha, di Francoforte, di Ingolstadt, della Panthéon Sorbonne di Parigi, di Bologna, Genova, Siena, Pisa, Milano, Verona, Roma, Pescara, Cassino - il master ha offerto unoccasione non comune di conoscenza e di specializzazione a un bel gruppo di giovani avvocati agguerriti (il master è convenzionato con il consiglio dellOrdine degli avvocati di Napoli), funzionari intelligenti, brillanti laureati, anche in discipline non giuridiche, come economia e scienze politiche. In conclusione abbiamo dedicato un approfondimento proprio alle ripercussioni sui sistemi nazionali di Welfare e di contrattazione collettiva dellallargamento dellUnione da 15 a 27 Stati. Un tema cruciale perché tutti prevedono che la tempesta economico-finanziaria che si sta scatenando riguarderà soprattutto le fasce sociali e i territori più deboli, come il Mezzogiorno dItalia. Quantità e qualità delle "protezioni" dipenderanno in misura considerevole da se e come verrà emergendo un modello sociale europeo al quale lItalia sarà capace di restare agganciata e che, tutti insieme, dovremo tentare di esportare anche in paesi ora più poveri, se non vogliamo soffrire sempre di più la pressione demografica e le tensioni militari che il sottosviluppo alimenta. Per le sue peculiarità la Facoltà di giurisprudenza ha riproposto il master Decol per il 2009 (le iscrizioni si chiudono il 19 dicembre: vedi il sito www.unina.it). Se gli iscritti saranno tanti e interessati anche questanno, ne faremo unoccasione per continuare a ragionare sui percorsi migliori per avvicinare le culture giuridico-istituzionali degli Stati che si affacciano sul Mediterraneo con lintenzione di cooperare scambiandosi quanto di meglio caratterizza le diverse culture.
NAPOLI - percorsi per costruire un Mediterraneo europeo
Un convegno internazionale, organizzato dalla Cgil napoletana, si è svolto nella sala delle assemblee del Banco di Napoli in via Toledo. Il convegno si è concentrato sulla ripresa del "processo di Barcellona", un progetto di partenariato e cooperazione tra lUnione europea e Stati del Nordafrica, avviato nel 1995. L'obiettivo primario è quello di dar vita a una zona di libero scambio e di favorire uno sviluppo socio-economico equilibrato dei vari sistemi nazionali. Il convegno ha sottolineato la necessità di una più forte integrazione sociale e culturale tra i vari paesi coinvolti.
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