Quando nellaprile 2004 fu presentato a Castel Nuovo il progetto dellarchitetto Siza, aspettammo qualche settimana per registrare eventuali osservazioni. Non ve ne furono. Avendo studiato la stratificazione storica dellarea, pubblicammo sette obiezioni al progetto. Esso: 1 - ignorava la cinta bastionata e il fossato vicereali al punto che i due pozzi delle stazioni si incrociavano allinnesto delle due muraglie sul torrione dellIncoronata; 2 - sventrava lantemurale e il fossato aragonese ripristinati negli anni '30 dal Filangieri; 3 - demoliva il ponte di accesso alla "cittadella" aragonese, inserendo nella porta di Alfonso, visibile nella tavola Strozzi, un "ascensore per disabili"; 4 - distruggeva il porto greco-romano scoperto da poco; 5 - demoliva lipotizzato abitato angioino, confermato dagli scavi; 6 - chiudeva alle auto via Depretis presupponendo un sottopasso a via Acton, poi bocciato; 7 - non spiegava come disimpegnare il traffico dellarea. Il dibattito sollevato avviò unampia campagna di scavi che ha confermato le obiezioni al progetto iniziale, rivelando altri preziosi resti: una torre di guardia a una rampa di accesso alla porta aragonese (non raffigurate nella tavola Strozzi), il contiguo tessuto urbano angioino, le scuderie e la polveriera del XVI secolo vicine al gigantesco torrione dellIncoronata di 36 metri di diametro. Ora è evidente che tale patrimonio storico entra in conflitto col progetto del 2004 che lo ignorava del tutto. Infatti questo prevedeva la cancellazione di ciò che si trova tra luscita del metrò e la porta alfonsina; cioè: circa 40 metri della muraglia vicereale spessa 9,5 metri, ideata da uno dei più grandi architetti militari del '400, Francesco di Giorgio Martini, realizzata in gran parte dal suo collaboratore Antonio Marchese da Settignano tra il 1499 e il 1522 e terminata nel 1537; il voltone contiguo alle scuderie (oggi tagliato con una sega elettrica circolare); il palazzetto, la strada selciata e labitato angioino; la rampa, la torre di guardia e lantemurale aragonese; mentre la porta alfonsina, isolata e ribattezzata "torre", accoglierà il suddetto megascensore. Interrogato su tale soluzione, che occlude la porta aragonese attraverso la quale è passata la storia di Napoli per 500 anni, un solerte tecnico ha dichiarato: «Si è pensato di metterlo lì per non disturbare la piazza con nuove costruzioni» ("Repubblica", 22.07.2007): edificante esempio di «umanesimo napoletano». Ma la cancellazione di tali memorie è aggravata dal fatto che si distrugge lunico e originale accesso alla Reggia-Castello. Laltro, ortogonale allarco trionfale, non è mai esistito; risale agli anni ?30 del ?900. Infatti, la sola strada di accesso alla Reggia, dopo aver scavalcato il primo ponte, attraversava la porta alfonsina e continuando in salita girava a 90 verso est per varcare il secondo ponte in muratura e, infine, il terzo ponte levatoio per entrare nella fortezza. Lintero percorso era difeso dalle artiglierie piazzate sul rivellino prospiciente. Distruggere tale ingresso significa snaturare lidentità del monumento: de-contestualizzarlo. Intanto siamo lieti che parte delle nostre obiezioni del 2004 siano state accettate dal colto responsabile della Metropolitana che ha dichiarato: «Ne facemmo tesoro» ("Repubblica" 21.07.2007). Infatti, nelle varianti successive è stato spostato verso il Mercadante il tunnel tra la stazione del Metrò e il porto per salvare il bastione del molo e scavato il fossato vicereale (ma coperto per inserirvi impianti tecnici ed uno spazio espositivo). Tuttavia permangono le suddette inaccettabili demolizioni, anche se qualche autorevole dirigente, consapevole del disastro ma non del grottesco della vicenda, rassicura: «Tutti i resti archeologici saranno rimontati in sito». Ma cè una soluzione alternativa a tale scempio? Basta orientarsi su due nuovi obiettivi: rispettare il rigoroso restauro del Filangieri e riportare alla luce solare la cinta bastionata e il fossato vicereali. Questo salverebbe la stratificazione storica rinvenuta nello spazio tra lantemurale aragonese e la muraglia vicereale, da ricoprire con un giardino pensile alla stessa quota del precedente. Intanto il ripristino del fossato vicereale lungo oltre 200 metri illuminerebbe lintero percorso coperto (anche meccanizzato) tra le stazioni del metrò e del porto, dal quale si vedrebbe la spettacolare cinta bastionata di San Nicola inquadrata da una fascia di verde prospiciente (evitando il claustrofobico tunnel della stessa lunghezza). Tale proposta, perfettamente compatibile con i lavori finora eseguiti, restituirebbe alla città una megastruttura protagonista della storia e delliconografia vicereale e borbonica dal XVI alla metà del XIX secolo. In particolare lo spazio di circa 5.000 metri quadri degli spalti vicereali comprendenti i reperti archeologici (che si vogliono distruggere) si potrebbero destinare ad area museale. Questa integrata a Castel Nuovo, ideale museo della città, accoglierebbe oltre alle navi romane scoperte in sito, i numerosi ed eccellenti modelli navali dispersi in varie sedi cittadine, formando un eccezionale museo della marineria napoletana, che manca allex-capitale; cioè: un attrattore culturale e turistico di sicuro successo perché a contatto diretto sia con la didattica dellUniversità Navale Parthenope, che col grande scalo crocieristico portuale.
NAPOLI - urbanistica: quanti errori per il metrò
Nel 2004, l'architetto Siza presentò un progetto per la ristrutturazione di Castel Nuovo a Napoli. Tuttavia, la città presentò sette obiezioni al progetto, tra cui la distruzione di una cinta bastionata e un fossato vicereale, la demolizione di un porto greco-romano, la distruzione di un abitato angioino e la cancellazione di un accesso alla Reggia-Castello. La campagna di scavi confermò le obiezioni e rivelò altri resti archeologici, tra cui una torre di guardia e un tessuto urbano angioino.
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