In mostra carte, documenti piccoli dipinti, bozzetti e fotografie. Alle 17 linaugurazione Una mostra alla Galleria darte moderna nel 2003, con la cura di Claudio Poppi, aveva riportato alla luce la pittura di Luigi Serra, la sua ricerca naturalistica che rappresenta bene un certo clima artistico dellOttocento emiliano. Sfortunato in vita, tra miserie e una malattia che lo ha portato via alletà di 42 anni, la sua fama si è sbiadita nel tempo fino ad essere quasi dimenticato. Ma oggi una mostra che si inaugura alle 17 a Palazzo dellArchiginnasio «Lartista e lamico. Ritorno a Luigi Serra» ne mostrerà il lato più intimo e travagliato, le vicende private e familiari. Una sorta di diario personale che viene ricostruito soprattutto attraverso carte e documenti, piccoli dipinti, bozzetti e fotografie. Materiale in gran parte arrivato alla Biblioteca dellArchiginnasio grazie alla donazione fatta lanno scorso da Stefano Pezzoli, pronipote di uno dei più grandi amici di Serra, Enrico Guizzardi, a cui si sono aggiunti altri documenti appartenenti agli eredi della famiglia Guizzardi. Il fondo donato allArchiginnasio è conservato in sette faldoni e cinque cartelle, minuziosamente studiato e catalogato da Maria Grazia Bollini, inserito nel progetto dellIBC «Archivi dellarte», quindi documentato nel volume che fa da catalogo alla mostra, pubblicato da Editrice Compositori nella collana Immagini e Documenti IBC - Soprintendenza per i beni librari e documentari. Le otto vetrine della mostra, nel quadriportico superiore della Biblioteca, narrano così le diverse fasi artistiche di Luigi Serra, i suoi rapporti con la città, e la famiglia, soprattutto la madre, Giulia Chichisioli, che di lui voleva fare un impiegato e, in maniera un po ossessiva, cercava di tenerlo vicino a sé. Poi i viaggi e la passione per la fotografia, con ritratti dellartista che sono in realtà dei fotomontaggi. Il percorso espositivo inizia parlando del periodo bolognese di Serra, con foto e carteggi che descrivono il suo microcosmo familiare, e prosegue con una sezione dedicata ad Enrico Guizzardi che molto spesso aiutava economicamente il pittore e la madre. Tra i documenti più esemplificativi cè una fotografia che ritrae i due amici, simbolo di un rapporto solidale che durò anche dopo la morte dellartista: fu infatti lamico a raccogliere con solerzia carte e documenti perché rimanesse memoria del suo operare. Poi ci sono i capitoli dedicati agli studi presso il Collegio Venturoli; il viaggio a Vienna; il soggiorno romano, tra il 1869 e il 1870, con i malumori per non aver ottenuto importanti commissioni pubbliche; il progetto per listituzione di una scuola di disegno per operaie, a testimoniare il suo interesse per il sociale. Fino ai bozzetti e ai disegni: gli animali, il sipario per il Teatro di Fabriano, i grandi dipinti quali «Irnerio che glossa le antiche leggi», e i «I coronari a San Carlo ai Catinari». La mostra si visita fino al 7 marzo; lun-ven 9-19, sabato 9-14. Ingresso gratuito.