La Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici sentenzia: i gazebo dei ristoranti di via Partenope possono rimanere dove sono ma gli spazi devono essere ridimensionati. La condizione, insomma, è che venga rispettata la «riduzione delle chiusure laterali». Vale a dire che le tende di plastica trasparente collocate a protezione del vento devono occupare i due terzi dell'altezza totale del gazebo. Con questa disposizione si mette dunque fine alla lunga diatriba che ha visto Comune, ristoratori e Soprintendenza l'un contro l'altro armati. I gazebo di via Partenope vennero sequestrati la sera del 9 luglio scorso dal nucleo di polizia giudiziaria del palazzo di giustizia, diretto dal tenente Gabriele Salomone. Gli agenti eseguirono il provvedimento (che portava la firma del procuratore aggiunto Aldo De Chiara e del pm Milena Cortigiano) notificando ai titolari di cinque ristoranti di via Partenope - «Anema e Cozze», «I re di Napoli», «Regina Margherita», «Antonio Antonio» e «Gusto Gusto» - un dispositivo per violazione delle leggi sull'edilizia. In effetti i ristoranti avevano tutte le autorizzazioni comunali relative all'occupazione di suolo ma, sosteneva l'accusa, non quelle della Soprintendenza, che ieri è intervenuta con il parere che porta le firme di Stefano Gizzi e Paola Bovier. «La questione dei gazebo dei ristoranti sul lungomare - dichiarano il presidente della municipalità Chiaia Fabio Chiosi, il vice Maurizio Tesorone e il presidente della commissione Attività produttive Diego D'Alessio - è finalmente in fase di risoluzione. Nel corso di alcuni incontri in soprintendenza, alla presenza degli esercenti, sono stati raggiunti gli accordi circa le modifiche da effettuare alle strutture per farle rientrare nelle norme stabilite dal codice urbano. Sulla base delle prescrizioni della Soprintendenza e del conseguente adeguamento da parte degli esercenti, l'ente ha espresso un parere favorevole circa l'autorizzazione paesaggistica richiesta dai ristoratori». Resta incerto, invece, il destino dei gazebo dei locali di piazzetta Rodinò: ieri il gip Giustina Caputo ha respinto l'istanza di dissequestro presentata dall'avvocato Salvatore Pane per conto dei proprietari di Rodinò 28, Orange e Gran Caffè Cimmino. Secondo il giudice, infatti, non è sufficiente l'autorizzazione per l'occupazione di suolo pubblico rilasciata da Palazzo San Giacomo né il parere favorevole della Soprintendenza: è necessario seguire lo stesso iter delle costruzioni edilizie. A questo punto le strutture, considerate abusive, rischiano l'abbattimento, mentre i proprietari parlano di «discriminazione»: «Alcuni locali, pur trovandosi nella nostra stessa situazione, continuano a lavorare regolarmente - accusa Salvatore Fantini, proprietario del pub Orange e del bar Cimmino - Noi, invece, rischiamo la chiusura per colpa di un conflitto di competenze tra Comune, magistratura e Soprintendenza».
NAPOLI - Soprintendenza sentenzia: i gazebo possono rimanere
La Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici ha sentenziato che i gazebo dei ristoranti di via Partenope possono rimanere dove sono, ma gli spazi devono essere ridimensionati. La condizione è che le tende di plastica trasparente devono occupare i due terzi dell'altezza totale del gazebo. Questa disposizione mette fine alla lunga diatriba tra Comune, ristoratori e Soprintendenza. I gazebo vennero sequestrati la sera del 9 luglio scorso dal nucleo di polizia giudiziaria. La Soprintendenza ha espresso un parere favorevole circa l'autorizzazione paesaggistica richiesta dai ristoratori.
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