Sbirciare nel futuro Museo Egizio, per scoprire come sarà nel 2013, è già possibile. Basta andare a Roma, a Cinecittà. Qui lo scenografo e Premio Oscar Dante Ferretti ha realizzato il suo plastico, nei minimi particolari, pari a uno sviluppo di 120 metri quadri. Riproduce in scala 120 ogni sala del nuovo Egizio, progettato da «Isola Architetti» per la Fondazione Antichità Egizie, guidata da Alain Elkann. «Il plastico sarà presto trasferito a Torino, per essere esposto alle Ogr» dice larchitetto Aimaro Isola, affiancato dal figlio Saverio. «E uno strumento di lavoro, sempre perfettibile. Fa riferimento al Museo completo, come apparirà nel 2013. Mentre nel 2011 saranno aperti la nuova corte sotterranea, lattuale statuario rivisitato e la tomba di Kha, collocata in via provvisoria nella sala al piano terra dellAccademia delle Scienze». Il lavoro di Ferretti è impressionante. Riproduce il Museo al dettaglio: «Solo i colori del plastico non rispecchiano ancora quelli definitivi. Saranno riproposti da una tavolozza orientata su varie tonalità di azzurro, identiche a quelle originali, rilevate dalle stratigrafie effettuate nelle sale». Comunque sia, il percorso di visita già evidenzia il suo fascino. Prende avvio dalla «Manica Schiapparelli», dalla quale si scende nella «Corte Ipogea», scavata nel cortile del Collegio dei Nobili, che in via Accademia delle Scienze 6 ospita il Museo. Il nuovo spazio è caratterizzato «da un grande soffitto specchiante, che ne raddoppia laltezza». Al centro vi sono due «pozzi di luce». Offrono allesterno la vista di 21 statue. Intorno sono collocati il book-shop e i servizi. «Il tutto - sottolinea Saverio Isola - è cinto da un colonnato dacciaio, rivestito di vetro satinato e luminescente». Di qui scale mobili risalgono il flusso del fiume Nilo, riprodotto da Ferretti in un bassorilievo parietale. Raggiunge il secondo piano, che riceve il visitatore nella «Grande sala a doppia altezza». E alta 8 metri, larga altrettanto ed è lunga 50. «Recupera - spiegano gli architetti - volumi che la Galleria Sabauda aveva tramezzato». Al centro teche di cristallo espongono collezioni che narrano storie remote: quella predinastica e dellantico regno. Mentre sulle pareti passerelle pensili in acciaio permettono di visitare i depositi del Museo, esposti «per dare al pubblico lidea della sua ricchezza». Segue la «Tomba di Ignoti», chiusa in una vetrina che evoca una tenda. Ecco poi gli oggetti del «Nuovo regno», sistemati in vetrine a cassettiera, consultabili, fino a raggiungere lo scalone storico del palazzo, per scendere al primo piano. Qui la scena si riapre con la tomba dellarchitetto Kha e della moglie Mirit, presentata fra due grandi portali di cristallo. Individuano uno spazio centrale, che in campane di vetro accoglie i corredi funebri. Sono sovrastati dal papiro del «Libro dei morti». Il viaggio prosegue nel villaggio operaio di Deir el Medina, con i reperti esposti in una fuga di vetrine a centro sala. Anticipano unaltra parata. E quella della «Galleria dei sarcofaghi». Li propone in piedi, affiancati a coppie, lungo 60 metri. A metà del percorso è possibile riposare, in uno spazio che ripropone le vetrine storiche del Museo. Introduce anche alle tre sale che raccontano le epoche tarda, tolemaica, ellenistica e romano copta. Sono caratterizzate da ricostruzioni di ambienti depoca, ricomposti con pezzi originali. Ma qualche cosa ora sfavilla dietro langolo. E la «papiroteca», organizzata come un prezioso caveau a cassettiere, fra pareti foderate di foglia doro. Di qui lo scalone intercetta di nuovo lospite, per condurlo allo statuario, al piano terra. «Sarà più luminoso assicura Saverio Isola - per far ammirare la sua architettura. Ma avrà pareti azzurro scuro. Le statue, confermate nellattuale posizione, forse saranno illuminate da "microsoli". Con movimenti quasi impercettibili giocheranno con il mutare delle ombre», come fa il sole nel suo corso quotidiano.