Larchitetto olandese, creatore della "balena-bus station" gigante di Hoofddorp, propone unidea alla città campana che investe sulle opere firmate: una struttura "polpo" in piazza della Concordia E uno spazio dove tutti si incontrano e comunicano. Come nella villa palladiana primo luogo pubblico della storia Sapevo dello sforzo di ridisegnare urbanisticamente questo centro del Sud Per noi architetti è ormai un laboratorio Con quel nome (non darte, allanagrafe) da protagonista di "Matrix" che si ritrova, Nio, non poteva che promettere un linguaggio del futuro nella sua materia, larchitettura. Chi aspetta lautobus tornando dallospedale della cittadina di Hoofddorp, in Olanda, infatti, crede di essere entrato in un libro di favole futuribili. Lattesa non avviene sotto una anonima e fredda pensilina, ma allinterno di una incredibile bocca di balena di plastica arancione. La singolare "formazione" ha un nome, si chiama "The amazing whale jaw", è la costruzione in vetroresina più grande mai realizzata al mondo, lunga 50 metri, larga 10 e alta 5. Un Colosso di Rodi del XXI secolo. Lautore, che lha ultimata nel 2003, è larchitetto per metà olandese e per metà orientale Maurice Nio. Unimpresa ardita che ha comportato la costruzione di un enorme stampo in polistirene, invece che in cemento, antieconomico e troppo pesante per il terreno ricco dacqua dellOlanda dei canali che poteva sprofondare. Nio è venuto a Napoli per gli Annali dellArchitettura, ha in programma per lanno prossimo una mostra al Plart, il museo della plastica. E ci svela in anteprima un suo sogno: progettare un ristorante multietnico sul mare di Salerno. Unarchitettura in movimento a pieno titolo. Può spiegarci la sua idea? «Penso a uno spazio pubblico dove tutti si incontrano e comunicano. Se mancano i luoghi pubblici, non cè cultura. Lidea mi è venuta dalla villa palladiana, il primo luogo pubblico della storia. La separazione tra spazio pubblico e privato è nata più tardi; al tempo di Palladio servitù, proprietari, genitori, figli e ospiti circolavano negli stessi ambienti. La mia riflessione parte da qui: bisogna recuperare il senso di partecipazione e di comunità». Perché ha pensato a Salerno? «Ho visitato la città, ho incontrato gli universitari che mi hanno accolto molto bene. Era una giornata di bufera e i contrasti fra il mare in burrasca e il cielo plumbeo mi hanno sollecitato unidea su cui riflettevo da tempo. Sapevo del grande sforzo di ridisegnare urbanisticamente questo centro del sud dItalia, che per noi architetti è ormai un laboratorio. In Italia sto già lavorando allampliamento e alla riqualificazione del Museo darte contemporanea Pecci di Prato: una struttura metallica a semicerchio avvolgerà gli edifici preesistenti». Che tipo di edificio ha ipotizzato? «Lho immaginato nella zona di piazza della Concordia, proprio sul mare. Una forma organica come un animale marino, un polpo a nove tentacoli a forma di valve, che si aprono destate e si richiudono contro le mareggiate. Come barche a vela legate a un ormeggio centrale. Lho disegnata come il fasciame di una nave, in legno, ma mi piacerebbe proporlo alla città in vetroresina, come la mia pensilina-balena. Ogni braccio è dotato di ruote, si muove lungo dei binari e porta il nome di una città del mondo, che rappresenta una cultura diversa. Multiculturalità che si concretizza nella diversa gastronomia. Al "Marsiglia" si assaggeranno aragoste e champagne. Al "Djakarta" frutta e succhi. Al "Los Angeles" latte e derivati, yogurt. Il "Brema" sarà una eccezionale birreria...». A quale mostra sta pensando per Napoli? «È presto per dirlo, ma si potrebbero realizzare delle sculture in scala ridotta dei progetti realizzati e di quelli futuri, con una serie di videoproiezioni, tutti tassativamente in materiale plastico».