CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE. Si riunisce domani il cda della fondazione, con all'ordine del giorno le dimissioni Dopo l'addio del presidente Agostino Mantovani potrebbero lasciare anche tutti i consiglieri Domani si riunirà il consiglio di amministrazione di Brescia Musei. Una riunione che si annuncia decisiva per il futuro della Fondazione, che da venerdì potrebbe non avere più alcun cda. Con le dimissioni «irrevocabili» del presidente Agostino Mantovani, rassegnate quest'autunno nelle mani del sindaco Adriano Paroli, i consiglieri si trovano ora nella scomoda condizione di scegliere se restare al loro posto, sino al 2011, data di scadenza del cda, o seguire il loro presidente facendo decadere il consiglio. Già durante la scorsa riunione era stato affrontato questo tema spinoso, e di fronte all'emergere di posizioni divergenti, i consiglieri avevano frenato, lasciandosi con la promessa che la decisione definitiva l'avrebbero presa in occasione del cda successivo, quello appunto che cade domani. BRESCIA MUSEI è stata al centro di una vera e propria bufera negli ultimi mesi, culminata appunto con l'addio del presidente. Il quale ha tirato le conclusioni di una situazione divenuta difficile, non solo per via della politica delle Grandi Mostre e non solo per la partita che si è giocata sulla conferma o meno di Marco Goldin. La figura di Mantovani, benchè espresso non dal Comune ma da Fondazione Cab, era considerata molto legata alla vecchia amministrazione, nella quale aveva svolto un ruolo centrale nelle politiche culturali, quasi, si era soliti dire, da secondo assessore alla Cultura (la delega se l'era tenuta lo stesso sindaco Corsini). Un legame che, era immaginabile, avrebbe potuto complicare all'origine i rapporti con la nuova amministrazione. E che, in realtà, si sono definitivamente compromessi alla vigilia dell'inaugurazione dell'ultima mostra goldiniana, quella dedicata ai disegni di Van Gogh. Tanto da convincere il presidente di Brescia Musei a dire basta e ad andare a dirlo direttamente in Loggia al sindaco. Ora, quelle dimissioni irrompono anche nel consiglio di amministrazione della fondazione per la ratifica, con la prospettiva che si moltiplichino per sei, tanti quanti sono i consiglieri che siedono nella sede di via Musei 55. Ad Alberto Arenghi, Paola Bonfadini, Annamaria Brunelli, Rosangela Comini, Carlo Massoletti e Roberta Morelli, tocca dunque domani rompere gli indugi in cui hanno potuto rimanere per alcune settimane. In consiglio ognuno di loro entra sicuramente con in testa un'idea già chiara, ma, si direbbe, anche con la disponibilità a rivederla, pur che vinca una soluzione condivisa. Le ipotesi? Tenere la posizione fino al 2011 oppure prendere atto che, con le dimissioni di Mantovani, vengono meno le ragioni per rimanere in carica. CERTO È che se dovesse affermarsi quest'ultima linea, essa creerebbe non pochi imbarazzi e grattacapi all'amministrazione comunale, ingarbugliando ulteriormente un nodo già parecchio aggrovigliato. E non potrebbe che leggersi - come sostiene un consigliere della stessa Fondazione - come «un atto di stile nei confronti della compagine al governo della città». È in ogni caso indubbio che un ruolo chiave lo svolgeranno domani i consiglieri espressione del Comune, ossia Arenghi, Brunelli, Bonfadini e Morelli, per i quali il vincolo fiduciario è appunto con la Loggia. Quella stessa Loggia che, se il cda dovesse votare per restare al suo posto, troverebbe sulla sua strada uno scomodo rebus da risolvere
BRESCIA - Brescia Musei al bivio
Domani si riunirà il consiglio di amministrazione della Fondazione Brescia Musei, con all'ordine del giorno le dimissioni del presidente Agostino Mantovani. Le sue dimissioni irrevocabili potrebbero portare a una riduzione del numero dei consiglieri, che potrebbero scegliere di restare al loro posto fino al 2011 o seguire il presidente e far decadere il consiglio. La Fondazione è stata al centro di una bufera negli ultimi mesi, con la partita sulla conferma o meno di Marco Goldin. La figura di Mantovani era legata alla vecchia amministrazione e potrebbe aver complicato i rapporti con la nuova amministrazione.
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