I dati sui visitatori dei musei statali nel 2008 offriranno motivo di riflessione al prossimo Direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale che muove i primi passi in queste settimane. Il calo complessivo di quasi il 4 del numero dei visitatori indica che l'affezione del pubblico per i musei (almeno per quelli dello Stato) sta diminuendo; e che molto resta da fare (e da progettare) per invertire Una tendenza che mette in discussione la stessa funzione dei musei, intesi come luoghi non solo di tutela e di studio (un compito irrinunciabile, ovviamente), ma anche di trasmissione della cultura (magari presso pubblici nuovi). Tanto più significativo il calo risulta in Lombardia che, pur non collocandosi tra le maglie nere (Campania, Calabria e Sardegna), segna una diminuzione non indifferente, che sfiora il 5. Il che, manifestandosi nella regione più ricca d'Italia, che è anche una delle più vivaci sul fronte dei consumi culturali, conferma che la disaffezione per i musei non è fenomeno locale. Tra l'altro, trattandosi di dati dei primi 8 mesi 2008, non si può ancora imputare il calo alla crisi economica che oggi costringe le famiglie a ridimensionare le spese meno urgenti (del resto, anche gli istituti a ingresso gratuito calano, spesso addirittura crollano). Che morale ricavare? Probabilmente, che i musei devono ven-dersimeglio e più efficacemente, se appunto ritengono che tra i loro compiti ci sia anche quello di trasmettere cultura, e non solo di metterla al riparo. Se finora non sono stati capaci di farlo, non si può pregiudizialmente attaccare il ministero se ci prova con una figura ad hoc: tutto sta, naturalmente, nel verifìcare ora che "regole d'ingaggio" saranno date al nuovo cultur-manager. Nel calo accentuato, probabilmente, la Lombardia paga un'immagine che la fa ancora, a partire dal suo capoluogo, sede proverbiale più di affari che di cultura; nonostante che la ricchezza del suo patrimonio (e di quello milanese) resti incomparabile. Un po' di marketing su questo fronte non farebbe male, dunque, per correggere l'immagine di regione più di laghi e montagne che non di arte e cultura. Colpisce poi, in particolare il dato relativo a due istituti di fama proverbiale, che rappresentano due tappe capitali del circuito culturale della nazione: la pinacoteca di Brera a Milano e palazzo Ducale a Mantova. Mentre il secondo registra un calo, addirittura, di oltre un quinto dei visitatori, la prima segnala, per la verità, un confortante aumento, fermandosi però a una cifra assoluta che rappresenta una soglia straordinariamente inferiore rispetto alle potenzialità, al significato e al valore di quel museo. Una rapida soluzione, quale quella che finalmente si profila, per il trasferimento dell'Accademia e l'ampliamento della Pinacoteca rappresenterebbe certamente uno straordinario impulso al sistema museale milanese e, di riflesso, di tutta la regione. Per tenere fede alla propria vocazione al buiness, la Lombardia potrebbe leggere questi dati come un invito ad accelerare una virtuosa cooperazione tra Stato, regioni, Enti Locali e fondazioni bancarie per introdurre criteri di gestione che affianchino (ripeto: affianchino) a quelle per la tutela (che spetta allo stato assicurare) competenze di stampo manageriale. Rivolte non all'esclusivo, e bieco, e in gran parte illusorio, obiettivo di rendere i musei imprese redditizie, ma a quello, assai più nobile, di trasformare il patrimonio di cui dispongono in occasione di crescita cultura e civile di segmenti sempre più vasti della popolazione. Ma per questo occorrono competenze specifiche e investimenti ingenti, destinati a fare di musei e aree archeologiche (innanzi tutto agli occhi dei loro primi fruitori,i lombardi) luoghi capaci di emozionare, appassionare e coinvolgere.
Più managerialità per invertire il trend
I dati sui visitatori dei musei statali nel 2008 mostrano un calo complessivo del 4% rispetto all'anno precedente. Questo calo è più significativo in Lombardia, dove la regione registra una diminuzione del 5%. Il calo è più accentuato in istituti di fama proverbiale come la pinacoteca di Brera a Milano e palazzo Ducale a Mantova. La Lombardia, regione più ricca d'Italia, segna un calo che conferma che la disaffezione per i musei non è un fenomeno locale. I dati suggeriscono che i musei devono cambiare la loro strategia per trasmettere cultura e non solo tutelarla.
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