La Soprintendenza li stava studiando da qualche anno ed ora i vicoli sono arrivati. Per il momento ne ha notificato uno, ma è in arrivo anche il secondo. Così ora, per vedere sistemata l'area del garage Touring tra via Cappuccina, viale Stazione e via Dante, bisognerà aspettare un filantropo che abbia voglia di spendere una decina di milioni di euro per comprarsi il terreno e altrettanti per risistemare le baracche, pulire e lasciare tutto così com'è, senza ritorno economico. È per questo che la società Serenissima, attuale proprietaria del terreno, ha fatto ricorso al Tar contro il primo vincolo, e si prepara a farlo anche contro il secondo non appena arriverà. Il primo riguarda l'area del garage vera e propria: due cancelli che danno su viale della Stazione, quattro pilastri con due archi abbelliti da mosaici, tre lati di baracche, coperte da tetti di eternit, dove vengono parcheggiate ancora una decina di automobili. Il secondo vincolo riguarda l'area attorno, costituita da baracche in ordine sparso e degradate. «Costruito negli anni Trenta, il garage Touring dal punto vista architettonico ha un suo interesse, non solo per i mosaici che lo adornano e per i due portali d'ingresso con cancelli in ferro battuto in stile liberty, ma anche perché è uno dei pochissimi edifici della prima metà del secolo scorso sopravvissuti a Mestre». Queste in sintesi le motivazioni della Soprintendenza che hanno portato al vincolo. Motivazioni alle quali risponde la Serenissima nel ricorso al Tar, sostenendo che, al massimo, è giusto tutelare il ricordo di quel che fu, non certo gli edifici perché di architettonicamente pregevole non c'è proprio nulla: persino i mosaici, spiega, risalgono agli anni Cinquanta del secolo scorso, e non hanno nulla a che vedere con la struttura originaria del 1920, quando il garage venne aperto con il nome di Marconi, poi rinominato Touring. D progetto dei privati riuniti nella società Serenissima era di costruire 35 mila metri cubi di cemento che avrebbero ospitato un albergo da 100 stanze e una galleria con dei negozi con un investimento, appunto, da 10 milioni di euro (oltre ai 10 già spesi per acquistare il terreno). Ora, per salvare l'investimento, i soci tentano la carta del ricorso al Tar, ricorso con il quale non contestano tanto il vincolo sul Touring vero e proprio - anche perché esisteva già un vincolo in merito del Comune e i privati, nel progettare l'intervento, si sono adeguati proprio alle indicazioni dell'Amministrazione veneziana - ma l'estensione alle baracche circostanti; anche perché, sostengono, quando venne realizzato il garage, quelle adiacenze non esistevano. Non costituirebbero, insomma, un complesso architettonico armonico, ma un insieme di edifici di nessun valore edificati negli anni successivi disordinatamente. Per quanto riguarda il secondo vincolo in arrivo - che riguarda un'altra serie di baracche nell'area attorno al Touring - i privati della Serenissima sostengono che avevano fatto un'osservazione e che la Soprintendenza l'aveva accolta sostenendo che possono essere abbattute, ma non indicando che cosa ci si può realizzare in alternativa. Il Gazzettino,10 dicembre 2008