Quando questa estate Sandro Bondi dichiarò a una rivista che lui l'arte contemporanea proprio non la capiva, gli ottimisti pensarono che stesse parlando a livello privato, non come ministro dei Beni Culturali. Invece no: presto, infatti, Bondi dalle parole è passato ai fatti, dimostrando che non era il privato cittadino a esprimere un' opinione ma proprio il ministro. Così ha auspicato che la Biennale di Venezia rendesse omaggio a Cascella, suo amico scultore, recentemente scomparso e autore del mausoleo di Arcore - la futura tomba di Berlusconi, per capirsi meglio. Poi ha nominato due improbabili curatori, Beatrice Buscaroli e Luca Beatrice, a organizzare la mostra del Padiglione Italiano sempre alla prossima Biennale di Venezia che aprirà il giugno prossimo. Rischiando, ma lo si potrà dire solo quando la lista degli artisti selezionati sarà resa pubblica, di far fare all'Italia una figura imbarazzante davanti al pubblico internazionale di esperti e non che arriverà in massa in laguna. Dulcis in fundo, ha deciso di abolire la Dare, il dipartimento responsabile dello sviluppo dell'arte e dell'architettura contemporanee in Italia, inventato dal fu ministro "gatto maldestro" alla cultura, tale Walter Veltroni. Ma prima di proseguire facciamo due esercizi di fantasia. Esercizio n.l: immaginiamo il ministro dei Trasporti che dichiara di non gradire l'alta velocità degli Eurostar, perché non consentono al viaggiatore di godersi il paesaggio, e li trasforma in treni locali che per andare da Roma a Firenze fermano a Chiusi, Orte, Terontola ecc. Esercizio n.2: immaginiamo il ministro delle Telecomunicazioni che afferma di rimpiangere i vecchi telefoni a gettoni e fa mettere un tassa esorbitante su tutta la telefonia cellulare. Con le sue mosse sull'arte contemporanea Bondi ha più o meno detto e fatto una cosa del genere - anche se, direte voi, l'arte contemporanea non è importante come i treni e i cellulari; ma con questo ragionamento si può anche dire che il campionato di serie A non è importante, oppure la stagione lirica della Scala. Di cose veramente essenziali, se si va a controllare, nella vita ce ne sono ben poche. Io sono però dell'idea che la cultura, contemporanea e non, sia essenziale per un paese civile. Ma torniamo al nostro Bondi Motta, perché il ministro ha una faccia rassicurante come lo era un tempo la famosa brioscina con lo zucchero granulato sopra. Infatti Bondi sta inzuppando la cultura nel cappuccino del marketing affidando a Resca lo sfruttamento dei beni culturali, e affiancandogli probabilmente Vittorio Sgarbi. Chi sperava che al terzo tentativo il governo del centrodestra avrebbe imparato la lezione, si metta l'anima in pace. Comunque se su Cascella, Padiglione Italia e Resca c'è poco da dire o da fare, sulla decisione di abolire la Dare qualcosa in più da dire c'è. L'Amaci, l'associazione Amici Musei Arte Contemporanea Italiani, ha protestato per questa decisione. In teoria hanno ragione da vendere, in pratica meno. James Bondi con la Dare ha qualche alibi e motivo razionale in più per intervenire, forse non così radicalmente come sta minacciando di fare ma sicuramente per correggerne drasticamente la direzione. Anche nel caso della Dare la sinistra con la sua politica approssimativa, nepotista e scoglionata ha offerto al nuovo governo il destro permettere al tappeto un organismo che poteva essere efficientissimo e che invece è stato disastroso. Alla Dare, oltre che al tira e molla dei fondi ministeriali, si deve la vergognosa gestione del MAXXI, l'(in)famoso museo delle arti del ventunesimo secolo di Roma non ancora aperto ma già organizzato e gestito in modo da fare schifo. Alla Dare si deve ancora la gestione avventata e cialtrona delle acquisizioni di opere d'arte contemporanea per la collezione del suddetto MAXXI. Sarebbe lungo entrare nei dettagli, ma come esempio eclatante basta prendere l'acquisto a Londra, qualche anno fa, di un'opera di Andy Warhol degli anni '70, una Falce e Martello. Un'opera se non minore non fondamentale nella produzione dell'artista ma che sicuramente non ha alcun senso nella collezione di un museo che deve guardare, come dice il nome, al ventunesimo secolo e non al ventesimo. Se il Warhol, pagato sicuramente una cifra molto alta, è uno dei capolavori che dovrà attrarre il futuro pubblico del MAXXI, non voglio nemmeno immaginare il resto della collezione né la vision, come si dice in inglese, sulla quale è costruito il futuro programma del museo. Non credo che Bondi stia abolendo la Dare per i motivi di cui sopra, dei quali forse è ignaro, ma se così fosse sarebbe molto, ma molto difficile dargli torto. Il dramma però è ancora un dramma costruito a sinistra. Dare, un'altra intuizione giusta abbandonata a sé stessa e trasformata nell'ennesima casella del monopoli politico virtuale che sta devastando il nostro paese in particolare il Pd. La Dare era un organismo che poteva essere il motore di una vera rinascita contemporanea. Invece si è accartocciato su sé stesso implodendo sotto il peso dell'incompetenza di onesti funzionari che però, vittime di una mente burocratica anche se non del tutto ingenua, si sono rifiutati in modo recidivo di affidarsi al consiglio e alla direzione di veri esperti. Così l'Amaci piange per il futuro dell'arte contemporanea in Italia che, per colpa di Bondi sicuramente ma grazie anche al fallimento della Dare, oggi è diventato molto "Dark": cupo.