Ci sono molti luoghi che meritano una conoscenza molto più diffusa di quanto non sia l'attuale. Ma affinché sia possibile occorre un impegno che deve coinvolgere tutti, dagli enti locali alle associazioni di categoria». A parlare è Antonio Natali, 57 anni, direttore della Galleria degli Uffizi di Firenze. Quali sono le criticità del sistema museale? Non mi sento di parlare di criticità ma dico che bisognerebbe avere una idea più generale. Prendo come esempio gli Uffizi, che sono calati in una realtà, Firenze, che è tutta una scrigno d'arte. In un simile contesto si tratta di favorire una migliore lettura dei percorsi museali. In questa città ci sono una infinità di luoghi che se fossero opportunamente promossi dimostrerebbero caratteristiche di eccellenza e di essere un capitolo indispensabile per comprendere a fondo la storia dell'arte italiana. Ma occorre concertare un progetto. L'ingolfamento nei luoghi mitici della storia e della cultura è il frutto dellà non conoscenza di altri luoghi. Questa è la ragione per cui la politica degli Uffizi è quella di promuovere mostre anche in aree esterne. Con quali strumenti? Abbiamo da poco stipulato una convenzione con la Provincia di Firenze, attraverso la quale i Comuni possono candidarsi per costruire eventi espositivi. Nell'ambito di questa convenzione abbiamo organizzato la mostra "Il Cigoli e i suoi amici", attualmente in corso a Figline con una quarantina di opere espunte dal nostro deposito, che ne conta 3mila, ma provenienti anche da chiese o da altri musei: tutte opere di grande valore e strettamente in connessione con il luogo di esposizione. L'anno prossimo saremo in un oratorio di Bagno a Rip oli. Il fine è far conoscere luoghi che non sono noti. Le politiche promozionali dovrebbero lasciar perdere le grandi realtà e preoccuparsi di quei siti che non sono considerati, benché meritevoli. Quali sono le altre potenzialità inespresse? Se per altre potenzialità inespresse si intende la necessità di maggiori introiti la cosa non compete me ma chi decide il costo del biglietto. Ciò non toglie che il ritorno economiço è importante. Ma una istituzione museale deve tenere conto di tanti fattori: lanecessità di esprimere cultura, estro e creatività tenendo conto che il patrimonio va tutelato e conservato. Non bisogna poi mai dimenticare la parte didattica. Molto spesso oggi si pensa al ritorno economico trascurando l'aspetto educativo, che è invece fondamentale. Quale politica di valorizzazione dovrebbe essere attuata? Non mi sento di affermarlo genericamente ma faccio un esempio che può apparire anche paradossale. Se un giorno scoprissi che ioomila visitatori non sono venuti agli Uffizi ma hanno preferito recarsi alla Galleria d'arte moderna di Firenze, che langue, non mi lamenterei. Questo perché ritengo che sia necessario puntare sui musei che non sono conosciuti. Sono tanti i luoghi dei quali si sapoco e ciò manifesta carenze che io trovo colpevoli. Occorre un impegno comune che deve coinvolgere tutti, anche le categorie economiche. Direttore degli Uffizi di Firenze