Sul demanio federale, vale a dire l'idea di trasferire «a titolo non oneroso» beni immobili di proprietà dello Stato a Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni, l'allineamento tra Pd e Pdlè assoluta. Tanto è vero che l'articolo i6 del Ddl n.1253 presentato ieri al Senato è letteralmente identico all'articolo i6 contenuto nel Ddl n.m7 approvato dal Governo lo scorso settembre. Identica la ratio: ogni livello di Governo dovrà poter disporre di «distinte tipologie di beni, commisurate alle dimensioni territoriali, alle capacità finanziarie e alle competenze e funzioni effettivamente svolte» per costituire il nuovo patrimonio di ogni ente. Per l'attribuzione dei beni sarà coinvolta la Conferenza unificata e saranno esclusi beni che appartengono al «patrimonio culturale nazionale». Dunque via libera al decentramento a patto di conoscere quali beni demaniali possono essere trasferiti e quali sono ivalori in gioco. A questo proposito l'audizione del 25 novembre scorso davanti alla Commissione Finanze della Camera del direttore dell'Agenzia del demanio, Maurizio Prato, suonacomeuno stop al progetto. Prato ha ricordato che negli ultimi anni l'Agenzia ha avviato un'attività di censimento dei beni, circa 3omila, che sono iscritti nel conto patrimoniale dello Stato. Ma il quadro completo delle proprietà demaniali, del patrimonio disponibile e indisponibile non è ancora completo «e lo Stato non sa ancora dire di che cosa è proprietario» ha detto Prato. L'Agenziaprevede didismettere nel prossimo triennio asset intorno ai 3-3,5 miliardi. Il Demanio gestisce beni per un valore di circa 59 miliardi ma ne può manovrare «circa cinque miliardi». E di questi, ha sottolineato Prato, «non tutti sono gioielli di famiglia: ce ne sono di buoni, meno buoni e di difficile esitazione». Mentre gli altri 5o miliardi circa sono «in uso gratuito alla Pubblica amministrazione centrale eperiferica». Alla richiesta se, in attuazione del federalismo, alcuni di questi beni possano essere trasferiti dallo Stato alle Autonomie, Prato è stato molto chiaro: «nell'attuale situazione credo che Regioni e Comuni glieli tirerebbero dietro» perché non danno reddito e generano oneri straordinari. Per un trasferimento occorrerebbe individuare, è stata la conclusione, un meccanismo ad hoc.