L1,5 per cento del territorio potrà cambiare destinazione: ora manca solo lok di Regione e Provincia Protestano i Verdi "Ci aspettavamo che lambiente venisse difeso, invece sorgerà una città grande come Corsico" I 61 comuni dellarea protetta, Milano compresa, potranno costruire case e servizi su verde agricolo fino a 15 ettari Adesso il Parco ha detto sì. E ha votato una modifica al proprio piano che permetterà, al termine di un percorso amministrativo che dovrà passare dal consiglio di Palazzo Isimbardi e da quello del Pirellone, di edificare su una porzione di verde agricolo: l1,5 per cento del territorio comunale compreso nel parco per un massimo di 15 ettari potrà cambiare destinazione. «In tutto - denunciano i Verdi - si potrà costruire su 5 chilometri quadrati sui 470 totali di zona agricola. Lequivalente di una città delle dimensioni di Corsico». Una quota che, a Milano, si fermerebbe a 80mila metri quadrati, ma che si andrebbe ad aggiungere al cemento che potrebbe arrivare grazie ai cosiddetti Piani di cintura urbana. E che per altre amministrazioni come Peschiera Borromeo o San Giuliano salirebbe a 150mila. Ma, per gli ambientalisti, in gioco non ci sono tanto numeri o percentuali, ma un principio: «Questo è lultimo baluardo al cemento che ha già invaso larea a nord di Milano. Ci attendevamo che il Parco difendesse il proprio territorio» spiega il capogruppo dei Verdi in Regione, Carlo Monguzzi. Che, con il presidente provinciale Massimo Molteni e il capogruppo in Provincia Andrea Gaiardelli, lancia unaccusa: «È stato fatto un regalo troppo grande agli appetiti immobiliari». E un appello: «Chiediamo a tutte le forze politiche che hanno a cuore lambiente di respingere questa proposta». La modifica è valida per tutti i 61 Comuni che rientrano allinterno dei 47mila ettari della zona agricola Sud. Unesigenza, sostengono gli amministratori. Perché i confini non sono più quelli tracciati sulla carta ventanni fa. Il territorio è cambiato, così come sono mutate le esigenze. La presidente del Parco e assessore provinciale allAmbiente, Bruna Brembilla, si affida a un comunicato che diffonderà oggi e soprattutto alla presentazione che farà il 19 dicembre di fronte allassemblea dei sindaci. Con la delibera votata dal direttivo dellente (5 voti a favore dei rappresentati dei diversi Comuni e della presidente, 4 contrari) si stabilisce un futuro diverso per una serie di aree liminali. Tecnicamente queste zone verranno chiamate "aree di ricomposizione dei margini urbani e di riqualificazione paesistica e ambientale di interesse pubblico e di riassetto urbanistico". Nome lungo e complesso, ma che prevede in pratica la possibilità per i sindaci di costruire. A determinate condizioni: ad esempio le ragioni che li spingeranno a intervenire dovranno essere di interesse pubblico per rispondere alla domanda di abitazioni, attività produttive, servizi, o per eliminare situazioni di degrado. Per il Parco ci sarà una compensazione ambientale, «ma la norma - spiega Gaiardelli - stabilisce il valore economico di queste compensazioni che potranno essere monetizzate. In questo modo cè il rischio di sottrarre verde che non verrà sostituito in modo concreto». Unaltra accusa alla decisione: saranno i singoli Comuni a stabilire, allinterno del Piano di governo del territorio, cosa realizzare e quale sarà lindice di edificabilità. «E il Parco - continua il capogruppo a Palazzo Isimbardi - non può derogare queste scelte: ci vuole una regia complessiva». Voto contrario anche da Paolo Del Nero, consigliere provinciale di Forza Italia, anche se per altre motivazioni: «Esistono ragioni concrete perché la revisione dei confini debba essere fatta, ma da parte di questa gestione ogni decisione è forzata». Cosa succederà a Milano? Questa modifica delle aree di confine coinvolgerebbe un territorio che, secondo le stime degli ambientalisti, equivarrebbe sì a 80mila metri quadrati, ma senza calcolare gli spazi già individuati per i "Piani di cintura": cinque grandi progetti (unarea è quella che coinvolge anche loperazione ippodromo) in città e, in parte, nellhinterland. Progetti ancora da approvare, ma su cui ci sarebbe una deroga che farebbe salire la percentuale edificabile ben oltre il limite dell1,5 di territorio stabilito, ieri, dallEnte parco.
la Repubblica
10 Dicembre 2008
MILANO - Palazzi su cinque chilometri quadrati così il Parco Sud ha detto sì ai cantieri
AL
Alessia Gallione
la Repubblica
Il Parco di Milano ha approvato una modifica al proprio piano che permetterà di costruire su una porzione di verde agricolo, l1,5 per cento del territorio comunale, fino a 15 ettari. Ciò significa che 5 chilometri quadrati dei 470 totali di zona agricola potranno cambiare destinazione. Le autorità locali sostengono che questa decisione è necessaria per rispondere alla domanda di abitazioni e attività produttive, ma gli ambientalisti denunciano che ciò potrebbe portare a una perdita di verde e a una sovrappopolazione urbana.
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