Una splendida villa del II secolo d.C dalle volte decorate di mosaici doro, unaltra villa ancora da riportare alla luce e, a poche centinaia di metri, i resti dellaccampamento dei Goti che nel VI secolo assediarono Roma. È questo che sta affiorando nella zona del Parco degli Acquedotti, grazie agli scavi della soprintendenza comunale, diretti dallarcheologa Paola Virgili, in collaborazione con lAmerican Institut for Roman Culture, che li ha finanziati. I risultati degli scavi saranno presentati oggi dal soprintendente Umberto Broccoli: «Si tratta di elementi che aiutano a fare chiarezza su quella fase cruciale in cui i Goti occuparono Roma», ha detto nellannunciare la scoperta, «e sancirono la fine del vecchio impero. Basti pensare che prima dellarrivo dei barbari Roma contava un milione di abitanti. Dopo, appena novantamila. Una scoperta, dunque, che aiuta a leggere la Roma medievale». Laccampamento, o meglio il fortilizio, le cui mura sono riemerse dalla terra, era stato costruito con fango e pietre allincrocio tra due acquedotti, quello Claudio e quello Marcio. Come racconta lo storico bizantino Procopio di Cesarea, che scriveva due secoli dopo questi avvenimenti, in quellaccampamento erano stanziati 7 mila uomini. I Goti tentarono di prendere per sete i romani bloccando appunto gli acquedotti, oltre ai due al cui incrocio avevano posto il campo anche lacquedotto dellAcqua Vergine, sotto il Pincio, accanto a un altro loro forte, quello dove ora cè lattuale Villa Medici. Non riuscirono però nel loro intento anche perché la città poteva comunque rifornirsi dacqua grazie al fiume. Il luogo dove sorgeva laccampamento dei Goti si chiama, tuttora, Campo Barbarico, a ricordo di quegli avvenimenti remoti. Ma questi scavi stanno portando alla luce non solo i resti dellaccampamento gotico, ma anche la Villa delle Vignacce e unaltra villa, anchessa del II secolo, disposte una a ridosso del campo, laltra a 500 metri da esso. Le due costruzioni erano state occupate e riusate dai Goti, che ne rispettarono però la bellezza, adibendole, probabilmente, ad abitazione di qualche generale. La Villa delle Vignacce era stata, prima dellarrivo dei barbari, la sontuosa dimora di Servilo Pudente, una grande costruzione adorna di mosaici e ricca di opere darte, tra cui spicca una Testa di Esculapio, un marmo greco del II secolo. «Si tratta della Villa più ricca che sia mai stata scoperta», spiega larcheologa Paola Virgili, «Ci sono delle stanze magnifiche, delle volte ricoperte di tessere di mosaico doro e in pasta di vetro di eccezionale bellezza». Gli scavi, iniziati nel 2006, continueranno nel 2009 e si allargheranno anche alla seconda villa.