Da tre anni il teatro non ha il responsabile musicale e ne risente lorchestra Entro i primi mesi del 2009 verrà decisa la nomina Per ora i possibili candidati sono tre Direttore musicale subito. Entro i primi mesi del 2009. La Scala dà unaccelerata alla nomina di una guida stabile per lorchestra, che manca da tre anni e mezzo, cioè da quando Riccardo Muti si è dimesso. La necessità di risolvere questo problema è diventata ancor più impellente dopo lesito controverso della "prima" del Don Carlo, che ha aperto una falla in un teatro che, pur non essendo in crisi, sta vivendo un momento di difficoltà. La Scala ha ragionato negli ultimi tempi sullopportunità di affiancare un direttore italiano di fama internazionale a Daniel Barenboim, "maestro scaligero" che in questa stagione salirà sul podio per due titoli ma che, legato alla Staatsoper di Berlino, non può essere una presenza costante in teatro. I candidati papabili erano tre: Riccardo Chailly, Antonio Pappano (che è stato contattato e ha deciso di restare al Covent Garden e a Santa Cecilia fino al 2013) e Daniele Gatti, questultimo in pole position. Al nuovo direttore musicale non verrebbe chiesto di diventare lerede di Muti, ma di proporre un paio di opere lanno e di seguire più da vicino lorchestra, diventandone il punto di riferimento. La speranza era che tutto filasse liscio: trionfo di Gatti a SantAmbrogio, scelta confermata. E invece, coi buu che sono piovuti alla fine dello spettacolo e hanno coinvolto anche il maestro, la situazione si è complicata. È noto che il risultato della "prima" è sempre viziato dai protagonismi di una parte del pubblico, dal nervosismo degli interpreti, dalleccessiva attesa. In più domenica sera, secondo la ricostruzione offerta dal teatro, quei fischi sarebbero stati addirittura "pilotati" da una ventina di fan del tenore Giuseppe Filianoti, sostituito a ventiquattrore dal debutto. Dunque per ora la Scala tiene le bocce ferme, in attesa di capire se lesito "viziato" del 7 dicembre sarà ribaltato nelle prossime recite, a partire da quella di stasera. E non è escluso che, come è accaduto tante volte, le repliche decretino per lo spettacolo un successo pieno. Il sovrintendente Stéphane Lissner pare molto arrabbiato per come la stampa italiana ha recensito il Don Carlo, ma continua a sostenere le sue scelte: «Sono molto felice per la "prima", in particolar modo sul piano del risultato musicale. Il riconoscimento è arrivato soprattutto dalla stampa internazionale. È sufficiente leggere il Financial Times». Per dovere di cronaca, va ricordato che, al contrario, El Pais e Le Figaro non sono stati tenerissimi con lo spettacolo e neppure con Gatti. Ma i problemi non finiscono qui. Lorchestra (che non è ancora stata interpellata) è divisa su Gatti e sono in tanti a mettere ostacoli allarrivo del direttore milanese. Cè chi gli rimprovera troppa libertà nella scelta dei tempi e nellinterpretazione della partitura, chi sostiene che non ha sufficiente carisma sul podio. Alcuni preferirebbero rimanere senza direttore musicale, altri invocano la scelta del giovanissimo Gustavo Dudamel, che alla Scala ha già diretto Don Giovanni e Bohème: è indubbio che il maestro venezuelano sia un grande talento naturale, ma forse ha ancora bisogno di crescere. Tra i melomani illustri, Francesco Saverio Borelli sostiene Gatti a spada tratta. Mentre Fedele Confalonieri, ex consigliere di amministrazione del teatro, non ha voluto dire nulla alla fine del Don Carlo, ma agli amici ha confessato di essere rimasto un po deluso, rilevando che la mancanza di un direttore stabile rappresenta il problema principale del dopo-Muti. Senza una guida, insomma, la qualità dellorchestra peggiora, e di questo sembra essersi resa conto anche la Scala, che vorrebbe dare unindicazione chiara al più presto. Una decisione che spetta a Lissner, cui il Cda ha dato garanzie per il prolungamento del contratto fino al 2013.