La foto qui sopra è stata fatta ieri mattina e dimostra il livello di degrado delle rive. Qui siamo a Castello, in Riva dei Sette Martiri. L'immagine è eloquente ed è stata scatta da Luciano Mazzolin dell'associazione Ambiente Venezia, un sodalizio da tempo impegnato nella salvaguardia e tutela della città in forte antagonismo con le strutture di difesa del Mose. «Come Osservatorio trasformazioni territoriali e sociali dell'associazione - sottolinea Mazzolin - non possiamo che rilevare come la città cada a pezzi sotto gli occhi di tutti. Queste foto sono state fatte oggi (ieri ndr) in riva dei Sette Martiri nel tratto che va dal Museo Navale al pontile dei Giardini della Biennale e dimostrano che i danni stanno aumentando e la situazione sta peggiorando sempre di più con una velocità paurosa». Insomma, un duro atto di accusa per un danno monumentale di grandi proporzioni: «Di chi è la colpa di questi danni? Chi pagherà i lavori di ripristino di questi blocchi di marmo? Perché gli enti preposti alla tutela e alla difesa della città restano immobili e inadempienti di fronte a questo scempio? Dove sono gli enti preposti di Comune, Soprintendenza, Magistrato alle Acque, Regione e Governo?». L'associazione VeneziaAmbiente rilancia anche la contestazione al Mose, nonostante le recenti prese di posizione del Comune in favore delle dighe mobili, sostenendo le tesi dell'assemblea permanente "NoMose" che già nel 2005 aveva presentato al Parlamento europeo una petizione con oltre dodicimila firme nella quale si chiedeva la sospensione dei lavori alle paratie mobili giudicando illegittimo il progetto.
VENEZIA - Riva dei sette Martiri sta andando a pezzi
L'associazione Ambiente Venezia ha pubblicato una foto scattata ieri mattina a Castello, in Riva dei Sette Martiri, che mostra il livello di degrado delle rive. La foto è stata scattata da Luciano Mazzolin e dimostra che la città sta cadendo a pezzi. L'associazione rileva che i danni stanno aumentando e la situazione sta peggiorando sempre di più. La questione è di chi sia la colpa dei danni e chi pagherà i lavori di ripristino. L'associazione contesta anche il progetto Mose, nonostante le prese di posizione del Comune in favore delle dighe mobili. L'associazione ha presentato una petizione al Parlamento europeo nel 2005 con oltre 12.
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