«Hai visto Chiamparino che vuoi vendere la Mole? Potrebbe essere un regalo di Natale carino, impacchettata». «Ma non è vero» replica. Fabio Fazio sempre più affranto dalle irresistibili esternazioni di Luciana Littizzetto a Che tempo che fa di domenica scorsa su Raitre. Sarà l'effetto tv più dei giornali che ne hanno già. parlato, ma poi il lunedì di festa, ieri, circola con più insistenza l'interrogativo se il Comune di Torino, di centro sinistra, stia per alienare il monumento di secondo '800 costruito dall'architetto Alessandro Antonelli. «Non è vero», replica l'assessore alla cultura del Comune Fiorenzo Alfieri. «Come non è assolutamente vero che pensiamo di cedere beni vincolati come il Regio o il Borgo medioevale o il Teatro Carignano». Però nel capoluogo piemontese queste voci girano dopo un'interpellanza di un consigliere comunale del Pdl rimbalzata sui quotidiani. E nelle fondazioni culturali legate all'amministrazione cittadina stanno tremando. Perché sentono di avere bilanci specchiati e di fare cultura. Ma, benché politicamente affini alla giunta Chiamparino, sentono il terreno scivolare sotto i piedi già per il 2009. E se la virtuosa Torino ha difficoltà, allora l'abolizione dell'Ici inizia a mietere le prime vittime e molte altre seguiranno. La vicenda investe quattro fondazioni: il Museo del Cinema, che sta dentro la Mole; il Teatro lirico Regio; il Teatro stabile - Tst, che tra l'altro gestisce lo storico teatro Carignano; la Fondazione Musei che comprende la Galleria d'arte moderna, Palazzo Madama, l'antico complesso del Borgo medioevale. Il Comune è voce principale nei quattro istituti (al Regio il sindaco presiede il cda ma il maggior finanziatore è lo Stato). Arriva il consigliere comunale Coppola, Pdl, e solleva un vespaio: il Comune vuole cedere Mole, teatro lirico, Carignano e Borgo medioevale alle rispettive fondazioni. Lo scopo: dai' loro un patrimonio da usare quando dovranno chiedere un mutuo alle banche. In altre parole: le banche metterebbero un'ipoteca su quei luoghi storici, perfino sul monumento simbolo della città. Non è affatto così, interviene Alfieri e lo ha scritto ieri al capo di Gabinetto del ministero dei beni culturali Salvatore Nastasi. «Non mi incatenerò per dimostrare il vero - dice l'assessore al telefono - Escludo qualsiasi bene storico vincolato. Invece pensiamo di trasferire alle Fondazioni delle proprietà, cioè degli edifìci, che le banche potrebbero considerare commercialmente credibili per concedere dei mutui alle Fondazioni stesse. Perché ciò sia possibile la struttura non deve essere vincolata altrimenti non ci si può far nulla. Aggiungo: le Fondazioni siamo noi quindi, in caso di loro scioglimento, è solo un'ipotesi di scuola sia chiaro, le proprietà tornano a chi le ha date, cioè noi, il Comune. Una proprietà vale più dei soldi». Qualche idea sugli edifici papabili l'assessore Alfieri ce l'ha: per lo Stabile «escludo il Carignano, che riapre restaurato il 2 febbraio, ma l'Astra che è in periferia, era un cinema e ora è un teatro moderno; per il Museo del Cinema pensiamo a un grande magazzino già della Superga dove il museo stesso porterà le sue collezioni; per il Regio potremmo pensare ai magazzini, molto vasti, in cui custodisce le scenografie». Questo è il ragionamento dell'assessore e - assicura - della giunta. Il tutto sottintende però una fuga prospettica: che queste Fondazioni potranno chiedere prestiti alle banche. Potranno o dovranno? Perché qua si parla di istituzioni culturali economicamente sane. Il Regio, ad esempio, ha appena votato il bilancio preventivo del 2009 in pareggio e non ha mai chiuso un rendiconto in rosso (bisogna capire i torinesi: se accadesse per loro sarebbe un'onta) e vende già molto più del 90 dei posti in teatro. Lo Stabile, Martone come direttore, ha assunto 7 precari tagliando consulenze ma mette un tetto al riscaldamento e alle fotocopie e ha 6 sale con ottima risposta di pubblico. Il Torino Film Festival gestito dal Museo del Cinema ha appena fatto furore. Ma il Comune a queste istituzioni in autunno ha detto a voce (non per iscritto) : abbiamo problemi a sostenervi, vi doteremo di patrimoni finanziari. Ai vertici delle Fondazioni sono tremati i polsi: nell'arte e nello spettacolo i programmi, e relativi bilanci, si fanno a lunga scadenza e loro li hanno già fatti. Dovremo chiedere prestiti? Torino, nella cultura contemporanea, è forse la città più vivace d'Italia. Vorrebbe mantenere questo primato.«