Parte con un piglio presidenzialista la nuova Biennale di Davide Croff. Bastano un paio d'ore, all'ex amministratore della Bnl al suo debutto alla guida del consiglio d'amministrazione della Biennale riformata e trasformata in fondazione, per liquidare Moritz de Hadeln («Troveremo un'idonea forma di saluto»), e nominare il nuovo direttore della Mostra del cinema senza nemmeno farlo votare dal consiglio («non c'è stato bisogno, sul nome che ho proposto c'è stata convergenza»}. A dirigere la rassegna veneziana sarà, da subito e per quattro anni, salvo una «verifica» che il consiglio si riserva dopo la prima edizione di quest'autunno, l'italianissimo Marco Muller, 50 anni, nato a Roma da padre italo-svizzero e madre italo-brasiliana-greco-egiziana, già direttore dei festival di Rotterdam e Locarno e del dipartimento video di «Fabrica» dei Benetton, produttore di film d'autore e profondo conoscitore della cinematografia cinese e di quelle dei paesi dell'est e del sud del mondo. Una scelta molto professionale e piuttosto elitaria, che ha sorpreso chi si attendeva soluzioni nazional-popolari maggiormente in sintonia con le tendenze della Casa delle Libertà e il nuovo corso voluto dal ministro Giuliano Urbani per l'ente veneziano. Una scelta, personalmente e fortemente voluta da Croff («ho proposto solo il suo nome»), che ha messo in difficoltà anche il cda, il quale, sia pure diviso sulle candidature, non se l'è sentita di votargli contro e ha lasciato al neo-presidente tutta la responsabilità della nomina, dopo aver avuto l'assicurazione che la sua posizione verrà messa in discussione dopo il primo esperimento di quest'anno. «Per Muller, un professionista indiscusso che ha forti caratteristiche di internazionalità, questa è una sfida molto importante» dice Croff, che spiega che Muller «non dovrà tanto replicare sulla laguna i festival che ha già fatto in un'ottica elitaria, ma dovrà sviluppare una progettualità specifica per Venezia, che tenga conto, oltre che del lato artistico, anche di quello spettacolare e internazionale». «Credo che abbia le capacità per farlo» sostiene convinto il presidente. A contendere il passo a Muller, c'era una rosa di altri 5 candidati, «non tutti italiani» dice Croff, sui quali il consiglio ha discusso «animatamente», e in un clima di «dissenso costruttivo». Dei cinque componenti il consiglio, quello nominato dal ministro, Bruno della Ragione, stava con Croff. I rappresentanti della Provincia e della Regione, contro. Amerigo Restucci voleva la riconferma di de Hadeln, Valerio Riva aveva fatto il nome di Garcia Marquez. In caso di votazione, sarebbe stata decisiva la posizione del sindaco Paolo Costa, considerato l'artefice della nomina del veneziano Croff alla presidenza d'intesa con il ministro Urbani. Una situazione imbarazzante che poteva diventare politicamente scorretta. Di qui la decisione di non ricorrere al voto e accettare di mettere Muller alla prova per un anno. Con lo stesso decisionismo, Croff ha nominato anche il nuovo direttore generale dell'ente nella persona di Luciano Carbone, un suo fedelissimo, che si porterà via dalla Bnl,dove fino a ieri ricopriva ancora l'incarico di direttore del personale e dello sviluppo organizzativo. Infine, confermato Kurt Forster alla direzione del settore architettura e confermati anche, ma solo per quest'anno, quelli del teatro, della musica e della danza. Nessun dubbio su Muller dal deputato Ds Giuseppe Giulietti, per il quale però «restano incomprensibili le modalità e le motivazioni che hanno portato alla espulsione» di De Hadeln. «Immotivata» la sostituzione di De Hadeln anche per l'ex direttore della Mostra Felice Laudadio.