Qualche giorno fa tutti abbiamo letto che lamministrazione capitolina, in perfetta sinergia con quella dello Stato, sta approntando un vasto programma di riassetto dei musei archeologici della Capitale. Si va ad esempio mormorando di una imminente chiusura del Museo Nazionale dellAlto Medioevo, una raccolta di nicchia, forse dallaria alquanto vecchiotta, ma pur sempre una finestra su di un capitolo importante della storia del nostro Paese, dislocato in un contesto un po remoto come la zona dellEur. Ma proprio questo Museo, assieme agli altri istituti museali del comparto, il Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari, il Museo Nazionale Preistorico ed Etnografico «Luigi Pigorini» e il Museo della Civiltà Romana, contribuisce a rendere se non proprio vive, meno insensate quelle architetture metafisiche: per fortuna, mi assicurano dal Ministero dei Beni Culturali, il Museo Nazionale dellAlto Medioevo troverà forse pace negli spazi inutilizzati dello stabile tra Via Caetani e Via delle Botteghe Oscure, dove è allocato un bellissimo altro museo di tematica affine, quello della Crypta Balbi, una delle tante sezioni della rete museale del Museo Nazionale Romano. Dal Campidoglio in compenso ci viene riproposta la ricetta stantia del virtuale per animare il Colosseo (ma ne ha bisogno il monumento più visitato della Capitale?), facendo rivivere i giuochi gladiatorii e per dare al popolo cultura popolare, proponendo di riempire con una Roma imperiale sempre virtuale un glorioso stabile dalle vicende sfortunate, il Palazzo dei Musei di Roma a via dei Cerchi. Questultimo progetto, annunciato nei giorni scorsi dallassessore Croppi poco dopo langosciosa promessa di farci rivedere in perenne il polpettone di Ridley Scott, mi ha fatto sobbalzare. Quel Palazzo, che ho definito dalla storia sfortunata non so se per un cortese eufemismo o per carità di Patria, nacque per accogliere i cocci del massacro urbanistico della Roma immediatamente post-unitaria, per divenire via via deposito degli scenari del Teatro dellOpera, sede dei servizi elettorali del Comune di Roma, e tetto di altri uffici municipali, senza per questo mai ospitare anche solo un briciolo dellimmenso patrimonio archeologico di Roma, eccezion fatta per un gioiello noto ai soli specialisti, un bellissimo Mitreo, che ha avuto la sfortuna di capitare sotto gli scantinati di quel palazzone. Eppure qualche anno fa ci avevano fatto credere che finalmente il destino del palazzone si sarebbe compiuto, diventando la sede di un Museo scomparso, di cui pochi conoscono le vicende. Alludo al Museo Torlonia, grandiosa, ultima collezione gentilizia della Roma papalina, che i principi-banchieri allapogeo delle loro fortune avevano ammassato nel loro Palazzo a via della Lungara, un museo costruito con acquisti, ma anche con fortunati scavi nelle sconfinate terre di loro proprietà un po ovunque nel Lazio, ma soprattutto dallarea del Fucino da loro prosciugato, da Ostia e da Porto: il Museo Torlonia, con il suo insieme di sculture, rilievi ad arredi di edifici pubblici e residenze patrizie della Roma dei Cesari, era una delle raccolte di arte antica più notevoli della Roma ottocentesca. Ma il Museo è scomparso e nessuno degli storici dellarte classica, anche della mia generazione, che non è proprio nei suoi anni verdi, lha mai veduto. Una delle versioni più accreditate racconta che la Seconda Guerra Mondiale e i bombardamenti avrebbero fatto mettere al sicuro i materiali, ma poi nella foga edilizia del Dopoguerra, ci si sarebbe dimenticati del Palazzo e della collezione: i preziosi reperti non vennero mai più spacchettati e i Palazzo fu trasformato in tanti miniappartamenti, venduti a caro prezzo per rimpinguare le esauste finanze del Casato. Un quindicina di anni fa ci si ricordò della collezione e fu avviata una trattativa con i principi, che, oltre a condonare il piccolo ed innocuo abuso edilizio, prevedeva un acquisto della collezione. E inutile dire che si sarebbe dovuto procedere su ben altre linee, peraltro largamente previste dalla legge per fatti del genere, ma i felpati modi democristiani della Direzione Generale del Ministero per i Beni Culturali preferirono scegliere la vie morbide, secondo il collaudato modello incarnato dalla massima maccheronica «quieta non movere et mota quietare» del direttore didattico del «Maestro di Vigevano». Vennero avviate quelle trattative che lallora Ministro Veltroni assunse in proprio, promettendo una collocazione della collezione proprio nel Palazzo dei Musei di Roma, ma la crisi del primo governo Prodi non consentì di condurle in porto, non si sa esattamente se per responsabilità dei principi o dello stesso Ministero. Da allora del Museo Torlonia non si sente più parlare e il povero Palazzo dei Musei di Roma rischia ora di vedere entrare nelle sue polverose stanze non oggetti archeologici, ma una Disneyland archeologica, di cui non molti sentono il bisogno e che rischia di avvilire ulteriormente in chiave hollywoodiana limmagine di un passato, fatto di bellissimi oggetti darte, ma anche di paesaggi di rovine, di fantasie di intellettuali di ieri e di oggi sullantichità e sugli eventi grandiosi della storia repubblicana e imperiale di Roma. Limmaginario dellantico dal Rinascimento ad oggi è troppo importante per la cultura moderna perché si avvezzi il pubblico a vedere quel mondo antico in cartapesta, elettronica magari, ma sempre cartapesta.
ROMA Dal Palazzo di via dei Cerchi al Museo dellalto Medioevo progetti a rischio
L'amministrazione capitolina sta preparando un nuovo programma per il riassetto dei musei archeologici di Roma. Il Museo Nazionale dell'Alto Medioevo, che è stato menzionato come un museo da chiudere, potrebbe trovare un nuovo posto nello stabile tra Via Caetani e Via delle Botteghe Oscure. Allo stesso tempo, il Campidoglio propone un progetto per animare il Colosseo con eventi e mostre, ma questo progetto è stato criticato. Inoltre, il Palazzo dei Musei di Roma, che è stato costruito per ospitare il Museo Torlonia, potrebbe essere utilizzato per ospitare una "Disneyland archeologica" con oggetti e reperti in cartapesta elettronica.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo