DallIna-casa in poi il laterizio, il foratino, quindi il blocchetto e pure il tondino del consenso hanno contribuito non solo alla distorsione dello sviluppo economico, ma anche a quello del comando politico in un intreccio di orrori del territorio Dal potere democristiano a quello odierno Si scherzava nei corridoi di Montecitorio alla metà degli anni Settanta a proposito di unormai dimenticata assessore ai Lavori Pubblici della regione Lazio, una donnina apparentemente inoffensiva e naturalmente democristiana: «Ha un figlio solo: Cemento Armato». A pensarci bene quella remota, stralunatissima maternità, così come il battesimo che quellincarnazione cementifera comportava in un mondo intriso di cinismo e di sacralità, dicono meglio di tante analisi i singolari rapporti decisamente mitologici che da tanto tempo intercorrono tra ledilizia e il potere. Perché governare, in Italia, assai più che asfaltare, è stato tirare su costruzioni su costruzioni. E se ancora oggi è un po così, se sindaci e governanti continuano a guadagnare e a perdersi dietro ledificazione di case, ponti, centri commerciali e stadi per aggiornati circenses converrà riconoscere il prima possibile la suprema ambivalenza del mattone politico, il suo essere al tempo stesso una benedizione e una sciagura. Dopo tutto, per limitarsi al secondo dopoguerra, certe cose andavano realizzate per il semplice fatto che ce nera bisogno. Ma le motivazioni di fondo, specie quando sono limpide, sembrano determinare anche i metodi. Il piano Ina-Casa, per esempio, energicamente varato dal giovane Fanfani a partire dal 1948 per dare unabitazione dignitosa e riscattabile ai lavoratori e al tempo stesso provvedere alla mancanza di occupazione. Ebbene, fu quello uno dei più grandi successi della Ricostruzione: due milioni di vani, 355 mila alloggi resi disponibili in poco più di dieci anni, senza scandali, senza ruberie e senza nemmeno troppi sacrifici (allinizio si parlò di impegnare le tredicesime). Lallora ministro del Lavoro riuscì prodigiosamente a combinare San Francesco e Lord Beveridge, come dire lispirazione cristiana a favore dei poveri con il keynesismo. De Gasperi, che pure sulle prime era un po scettico, si lasciò trascinare. «Intesi il piano casa - proclamò Fanfani qualche anno dopo in Parlamento (rispondendo alle interruzioni di Giorgio Amendola) - come un vincolo rinnovato di solidarietà, un invito ai senza tetto a riconciliarsi con la società che li attende operosi, controllori e attori della sua vita e del suo progresso». Sono parole che oggi suonano inesorabilmente retoriche. Eppure, se questo accade è anche perché dallIna-casa in poi il laterizio, il foratino, quindi il blocchetto e pure il tondino del consenso hanno contribuito non solo alle distorsioni dello sviluppo economico, ma anche a quelle del comando politico e dellautorità istituzionale in un intreccio di mancati controlli, orrori e disastri del territorio, speculazioni, bustarelle e così via, fino a Tangentopoli e oltre. Si pensi alle tante disumane "coree" e "muraglie cinesi" cresciute selvaggiamente ai margini delle metropoli del Nord, al "sacco di Roma" («Capitale corrotta, nazione infetta», secondo uno storico titolo dellEspresso) e a quello insanguinato da Cosa Nostra a Palermo. Si pensi alle tante coste meravigliose deturpate dalle casupole abusive, agli scempi di Punta Perotti sul lungomare di Bari, allinterminabile ricostruzione del Belice e alle follie di quella dellIrpinia. Si pensi alla frana di Agrigento, allopera dei Quattro Cavalieri dellapocalisse di Catania e ai rischi che tuttora corrono, per aver costruito sul vuoto, migliaia di condomini napoletani. Si apre con un crollo in effetti il capolavoro di Rosi, Le mani sulla città (1963), dove Rod Steiger interpreta la figura di uno spregiudicatissimo costruttore e politico napoletano, Nottola, colto nel delicato passaggio tra il potere di Lauro e quello democristiano di matrice e derivazione gavianea. Ed ecco che dodici anni dopo, tra i capi daccusa che Pier Paolo Pasolini imputava al partito democristiano, cera appunto «la distruzione paesaggistica e urbanistica dellItalia». Ma non dovette servire a molto, quel processo mai celebrato, se dopo appena un quinquennio Franco Evangelisti, e cioè laiutante di campo di Andreotti, condensò il suo rapporto con il principe dei palazzinari romani, Gaetano Caltagirone, nel celebre interrogativo che questultimo candidamente gli rivolgeva: «A Fra che te serve?». A veder bene erano i primi bagliori di un tramonto. Il cemento del potere cominciava a cercarsi scenari più ampi. Non solo case, ma nuove città. Così nasce in ambito craxiano il progetto di "Mito", new town da insediare tra Milano e Torino; e lo stesso Bettino vagheggia "Mediterranea", di qua e di là del Ponte sullo stretto. Fino a quando non arriva Berlusconi, il demiurgo di EdilNord che addirittura se la prese a male quando nella P2 gli assegnarono il ruolo di apprendista muratore. Ma come, apprendista al fondatore di Milano 2 e 3? Adesso che è tornato a Palazzo Chigi il Cavaliere ha ricacciato fuori il progetto "Cantiere Italia" e, ribattezzatolo "Cento Città", di nuovo prevede la costruzione di centri satelliti per anziani e giovani coppie. I sopralluoghi aerei sono attesi a marzo.
IL SISTEMA DEL MATTONE Governare e asfaltare
Larticolo esamina il ruolo del cemento e delle costruzioni nella politica e nell'economia italiana, dal dopoguerra ad oggi. Il cemento è stato utilizzato per costruire case, ponti, centri commerciali e stadi, ma anche per creare distorsioni economiche e politiche. Il piano Ina-Casa, varato nel 1948, fu uno dei più grandi successi della Ricostruzione, ma anche un esempio di come il potere politico abbia utilizzato il cemento per creare benefici per i propri alleati. Larticolo cita esempi di distorsioni economiche e politiche, come la costruzione di casupole abusive, la frana di Agrigento e la distruzione paesaggistica e urbanistica dell'Italia.
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